E’ difficile che nello sport il destino offra l’occasione perfetta per riscattare pienamente una sconfitta cocente o una delusione clamorosa.

Eppure a volte succede.

Come accadde al Milan il 23 Maggio del 2007 quando, nello stadio Olimpico di Atene, sotto gli occhi di un pubblico delle grandi occasioni che annoverava il presidente Berlusconi, accompagnato da diverse stelle del passato (Savicevic, Boban e Donadoni, tanto per ricordarne qualcuno), riuscì a battere per 2-1 il Liverpool nella finale di Champions League.

Quello stesso Liverpool che 2 anni prima, ad Istanbul, aveva sconfitto i rossoneri ai rigori dopo aver ribaltato incredibilmente un parziale di 3-0 a favore del Milan, che alla fine del primo tempo sembrava avere in tasca la vittoria ai danni dei Reds.

Nel 2007, al termine di una stagione deludente che vide i rossoneri classificarsi al quarto posto in campionato, si configurò così l’occasione ideale per vendicare quella cocente sconfitta che tante critiche aveva fatto piovere sulla testa di mister Ancelotti e dei suoi ragazzi.

Una chance che i rossoneri, in una partita tutt’altro che esaltante, non si fecero sfuggire: Inzaghi in rete sul finire di primo tempo, con un colpo di spalla/testa su punizione dal limite calciata da Pirlo e poi ancora Pippo, al 37’ del secondo tempo, che su assist in profondità di Kakà evita il portiere Reina ed insacca in diagonale.

E’ storia. E’ epopea. E’ trionfo.

A nulla serve la rete di Kuyt ad 1 minuto dalla fine del tempo regolamentare, che sfruttava una distrazione della difesa milanista chiudendo il match sul 2-1.

Milan nuovamente sul tetto del mondo: settima Champions, a distanza di 4 anni da quella conquistata a Manchester vincendo contro i rivali storici di Torino, seconda per mister Carlo Ancelotti, un nome che sarà sempre legato a doppio filo alla storia del Club meneghino.

Un Ancelotti che in quel giorno ricorda di essere stato indeciso sino all’ultimo chi schierare in attacco: Inzaghi o Gilardino ? Pippo stava attraversando uno dei suoi rari periodi difficili e la tentazione fu quella di sfruttarlo a partita in corso. Ma l’istinto, il fato o forse solo un pò di fortuna vollero che Inzaghi fosse in campo sin dall’inizio, per poter scrivere la storia come nel più bello dei sogni.

Volgendo il pensiero ad allora, pensando ad un Club e ad una squadra che sembravano chiaramente al termine di un ciclo vincente durato sin troppo a lungo, non si può far altro che concludere ricordando la formazione artefice di quella dolce vittoria:

Dida; Oddo, Nesta, Maldini, Jankulovski; Gattuso, Pirlo, Ambrosini; Seedorf; Kakà, Inzaghi.

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.