sinisaaFinalmente la società ha deciso. Siniša Mihajlović è il nuovo allenatore del Milan.

Vediamo di analizzare alcune sue idee che vedremo applicate la prossima stagione partendo dalla stagione della Sampdoria appena terminata. Il complimento migliore che si possa fare a Mihajlović è che la sua squadra ha avuto un’identità precisa, caratteristica dei grandi club, che prima pensano a se stessi e poi agli avversari.

Innanzitutto i collaboratori. Alla Samp c’era Emilio De Leo, spesso etichettato come il “tattico” dei Doriani. De Leo ha lavorato sull’aspetto tattico e lo ha fatto avvalendosi di un sistema di telecamere montate al Ferraris e al campo di allenamento.

Le telecamere permettono di analizzare le prestazioni e i movimenti dei giocatori e di stilare rapporti molto dettagliati sulla base delle risultanze ottenute.

La figura di De Leo e la sua reale incidenza sull’ottimo campionato della Samp, sono legate strettamente al concetto della “periodizzazione tattica“, la metodologia d’allenamento che segue e che ha portato a Genova dopo l’esperienza con la Nazionale serba sempre con Mihajlović.

La “periodizzazione tattica” è una nuova metodologia proposta da Vitor Frade, professore dell’Università di Oporto e direttore del dipartimento di metodologia del Porto. In Europa sta prendendo piede, mentre in Italia lo staff di Mihajlovic è stato uno dei primi a strizzare l’occhio a questo metodo. Questa metodologia supera l’allenamento classico e integra la preparazione fisica con l’utilizzo spagnolo del pallone.

Un’altra caratteristica del metodo è la differenza tra “saper fare” e il “sapere sopra un saper fare”. L’unione dell’aspetto mentale con quello fisico diventa funzionale all’obiettivo tattico.

Le esercitazioni in allenamento, anche quelle che coinvolgono solo una parte della squadra, devono riprodurre situazioni della partita. E più sono complesse per richiedere la maggior attenzione possibile, più si ripetono fin quando non vengono assimilate per bene.

Il concetto è semplice: quando un allenatore punta su un sistema di gioco, è necessario subordinare gli allenamenti e la loro organizzazione a questo sistema di gioco.

L’obiettivo della “periodizzazione tattica” è l’assimilazione di un modo di giocare nei suoi principi, che vengono suddivisi in tre categorie diverse per grado di specificità, che sono i macroprincipi, i principi e i sotto principi.

Tra i macroprincipi ve ne sono due che mi appaiono degni di particolare nota:

  • subito dopo aver recuperato palla, ci deve essere una giocata semplice. La squadra si deve aprire per sfruttare tutta l’ampiezza.

  • se si perde la palla, si deve cercare immediatamente di riconquistarla ma muovendosi in avanti e non scappando indietro.

Sullo sfondo c’è l’idea di calcio che l’allenatore vuole mettere in pratica. L’aspetto tattico predomina su tutto (psicologia, fisica, tecnica), perché le sottende e ha bisogno di tutte le altre per manifestarsi. L’idea è che sollecitando la tattica si allenano anche tutte le altre dimensioni: non esistono esercizi solo tecnici o fisici, ogni esercizio racchiude i 4 aspetti che formano il calcio ed è finalizzato all’apprendimento di un modello di gioco e dei suoi principi.

“Per noi la priorità è la tattica” dice De Leo. Se c’è un terzino con il tempismo di sovrapposizione di cui abbiamo bisogno, gioca lui piuttosto di un altro che ha valori cardiaci e metabolici superiori.

La Samp aveva due principi fondamentali:

  • dopo avere recuperato palla ci deve essere una giocata semplice e la squadra si deve aprire per sfruttare l’ampiezza del campo.

  • in caso di perdita della palla, si cerca immediatamente di riconquistarla muovendosi in avanti e mai scappando indietro

  • Tra i sotto principi prevale l’imprevedibilità, che ovviamente ogni giocatore esprime in determinate zone del campo. Lì si inserisce il concetto del “gioca per chi vedi”, la squadra si allarga, poi ci sono varie opzioni – racconta De Leo – L’obiettivo può esser far arrivare palla ad un attaccante nel miglior modo possibile per esaltare le sue qualità. Poi però a quel punto ci deve pensare lui. 

La Sampdoria 2014-15 è stata una squadra che teneva poco il pallone e che passava più tempo nella propria metà campo piuttosto che in quella avversaria. Si potrebbe pensare che giocasse molto bassa a difesa della propria area di rigore, puntando esclusivamente sulle ripartenze.

Non è così. La Samp teneva poco la palla e restava poco tempo nella metà campo offensiva perché aveva come obiettivo la ricerca immediata della verticalizzazione. La disposizione a inizio azione dei centrocampisti prevedeva i due interni di centrocampo molto larghi e distanti dal mediano (Palombo), che si abbassava a ricevere dai difensori. Questo non ha facilitato la gestione della palla, ma lo stile di gioco non prevedeva la conquista del campo attraverso scambi corti. Si sfruttava l’ampiezza del campo con i movimenti degli interni, aiutati dalle avanzate dei terzini. Uno dei principi fondamentali, infatti, è quello di arrivare nella metà campo avversaria costruendo sempre l’azione dal basso e non cercare mai il lancio diretto sulla punta.

È determinante in questo caso che il movimento di centrocampisti e difensori sia intercambiabile. Essi devono sapersi smarcare indifferentemente andando incontro, allargandosi sulla fascia o alzandosi tra le linee. Se al mediano (Palombo) viene preclusa la possibilità di ricever palla, oppure non ha linee di passaggio sicure, uno dei due interni si abbassa e gli offre un appoggio facile. Le posizioni dei centrocampisti, durante la partite ruotano frequentemente.

Mihajlović vuole arrivare presto nei pressi della porta avversaria dopo aver impostato l’azione dal basso e, una volta perso eventualmente il possesso della palla, restare alti e aggredire per recuperarla immediatamente. Gli attaccanti sono i primi difensori e vanno a pressare il primo possesso degli avversari; alle loro spalle il trio di centrocampo accorcia fin nella trequarti offensiva.

La linea difensiva, ovviamente, rimane alta. Non si deve allungare la squadra e i difensori sono sempre pronti a uscire per coprire lo spazio coi centrocampisti. Le distanze tra i reparti sono corte e il risultato è una squadra che difende in modo compatto ed è aggressiva con tutti i suoi giocatori.

Tutti devono saper fare tutto. Ai difensori è stato chiesto di giocare il pallone e di non aver paura di rischiare la verticalizzazione. Le idee e i principi di gioco sono più importanti dei calciatori: è il contesto in cui sono inseriti, studiato per esaltare le loro qualità, che li fa emergere.

La Samp ha praticato quest’anno appena concluso, un calcio piuttosto duro e fisico.

Mihajlovic gioca principalmente con un 4-3-3 (evolutosi poi in un 4-3-1-2), ma preferisce uno stile in controtendenza rispetto alla predominante ricerca del possesso palla.

Se dovessimo fare un paragone, l’idea di calcio più simile a quella di Mihajlovic sembra essere quella di Diego Simeone. Un confronto soltanto in parte illegittimo. 

Mihajlovic lavora molto anche sulle soluzioni da calcio fermo, che permettono ad una squadra che tiri poco in porta di restare pur sempre pericolosa e minare le certezze della difesa avversaria attraverso l’esaltazione della propria fisicità.

Il nocciolo della questione, però, è nella fase di ripartenza. La Sampdoria è squadra che non è andata molto per il sottile, sapendo come chiudersi e rilanciare in contropiede. Ha potuto contare sulla solidità di una difesa con tre centrali affidabili, un centrocampo solido e un tridente decisamente atipico. Alla punta (Okaka) era richiesto di andare in prima linea sui lanci lunghi, fare a sportellate con i difensori e servire i compagni di sponda.

L’allenamento costante, l’impegno e la determinazione sembrano essere gli elementi di base nei quali crede e che hanno formato i suoi tratti caratteristici da allenatore.

Con l’arrivo di Mihajlovic sulla panchina rossonera, ho l’impressione che il gioco del Milan sarà stravolto completamente, passando ad avere un’idea tattica basata su sacrificio e disponibilità di tutti verso un obiettivo comune.

Non sono da escludere numerose mosse di mercato per accontentare in tutto e per tutto le richieste del tecnico serbo. Il serbo è uomo di grande esperienza, completamente estraneo al mondo Milan e potrebbe risultare vincente, viste le sue idee di gioco e le sue linee di pensiero completamente innovative.

Mihajlovic è pronto a prendersi una pesante eredità, nella speranza di essere l’allenatore della riscossa di un Milan apparso alquanto sottotono nelle ultime stagioni.

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio

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