Alberico Evani, piccola grande star dei gloriosi anni ’80

 Alberico Evani, per gli amici Chicco, nasce a Massa nel 1963. Spesso chiamato erroneamente Alberigo, il suo nome deriva dal nobile che di Massa fu marchese nel 1500: Alberico I Cybo Malaspina. Il piccolo furetto cresce calcisticamente nel settore giovanile della Massese Calcio (All’epoca chiamata Massese “Aquilotti”), al confine tra Toscana e Liguria. Nel 1979 quando il giovane apuano ha ancora 14 anni, Italo Galbiati decide di tesserarlo per le giovanili del Milan assieme all’amico e compagno di squadra Sergio Battistini.

Della sua infanzia Chicco ricorda brevemente: “Il pallone era il mio migliore amico”. Assieme a Baresi, Maldini e lo stesso Battistini, Alberico rappresenta l’esemplare tipico di ciò che può essere prodotto da un settore giovanile progettato e gestito in maniera oculata: il suo é un percorso da favola, che lo porterà attraverso tutte le tappe del settore giovanile nel breve volgere di 4 anni, dai Giovanissimi alla prima squadra. Esatto: soli 4 anni per esordire in prima squadra, alla precoce età di 18 anni. Sono anni bui per i tifosi rossoneri: quelli della serie B. Evani trova spazio solo a fasi alterne nella stagione 1981/1982, caratterizzata dalla seconda retrocessione, ma spicca definitivamente il volo nel campionato successivo, quando Ilario Castagner lo considera punto fermo della difesa, schierandolo come terzino “fluidificante”.

Sulla panchina rossonera sbarca Arrigo Sacchi ed Evani viene avanzato sulla linea di centrocampo, come quarto di sinistra, in quel modulo 4.4.2 che caratterizza l’intera gestione del profeta di Fusignano. La sua buona tecnica, rapidità ed efficacia nel dribbling, oltre che di sagacia e applicazione in fase di ripiegamento, lo rendono interprete ideale del calcio totale di Sacchi, perfetto alter ego di un altro protagonista di quella squadra: Roberto Donadoni. Evani sulla sinistra e Donadoni sulla destra sono le “ali” di riferimento di quegli anni. Prosegue la sua carriera da titolare fino al 1991, quando la dirigenza affida la gestione tecnica al mister della Primavera Fabio Capello. Nelle due stagioni successive viene impiegato con minore frequenza, talvolta anche come centrocampista mediano, a dimostrazione della sua duttilità.

Dal 1982 al 1993 il suo palmares viene colmato di trofei: 3 Scudetti, 3 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia, 2 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe e 2 Coppe Intercontinentali. Nella prima Intercontinentale, quella disputata contro l’Atletico di Medellin, Chicco diviene attore protagonista, segnando la rete decisiva su calcio di rigore, sul finire del secondo tempo supplementare. Da brividi.

Nel 1993, per non perdere la possibilità di essere convocato in Nazionale (Allenata dal suo ex mister Arrigo Sacchi), decide di passare alla Sampdoria. Disputa a Genova 4 stagioni ad ottimo livello, con compagni del calibro di Roberto Mancini, Pietro Vierchwood e dell’amico Ruud Gullit, anch’egli nel frattempo trasferitosi alla Samp. Nel 1998 termina la carriera a pochi passi da casa, nella Carrarese (in serie C1), acerrima rivale della squadra che lo aveva visto nascere calcisticamente.

Dopo qualche anno trascorso a “divertirsi” sui campi del beach soccer, intraprende la carriera di allenatore delle giovanili, partendo proprio dal club rossonero. Con gli Allievi Nazionali vince il trofeo nel 2007. Nel 2010 viene arruolato nei ranghi della Nazionale Italiana dove, nell’arco di pochi anni, diventa responsabile dell’under 18 prima, dell’under 19 poi ed infine dell’under 20. Nel febbraio 2018 subentra a Di Biagio nella gestione dell’under 21, ruolo che ricopre attualmente, in attesa che i vertici della FIGC decidano il futuro commissario tecnico della prima squadra. A tutti gli effetti Evani rappresenta, assieme a Maldini e Baresi, un reduce del leggendario Milan che seppe risollevarsi dalla “melma” della serie B e raggiungere prepotentemente, nell’arco di una decade, il tetto dell’Italia, dell’Europa e del Mondo. Serie B a parte, non possiamo far altro che augurare a Cutrone, Calabria e Locatelli di intraprendere una parabola altrettanto gloriosa e vincente.

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.

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