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Sarri e Montella

Un allenatore, in ogni sport è una cosa seria e, come diceva la pubblicità la fiducia si dà alle cose serie.

Soprattutto negli sport di squadra un allenatore è una cosa seria perché la sua scelta influenza (o dovrebbe…) le scelte tecniche che si faranno (o che si vorrebbero fare, ma questo è un altro discorso).

Ogni allenatore ha una sua idea di gioco e conseguentemente di uomini da schierare. E questa idea influenza le strategie di mercato della società. Pertanto, prima viene scelto l’allenatore e poi i giocatori. Per quelle squadre che sono in odore di cambiamento, sarebbe buona norma identificare l’allenatore già da adesso, in modo da annunciarlo cinque minuti dopo il fischio finale dell’ultima partita di campionato così da averlo bello e pronto da affiancare a chi fa mercato, sia esso Direttore Sportivo o altra carica Dirigenziale.

Purtroppo, spesso la miopia dei Dirigenti fa sì che ciò non avvenga in tal guisa, direbbe un famoso poeta, sicché prima si ingaggiano i giocatori, poi l’allenatore al quale si consegna una squadra fatta da altri con l’impegno a farla funzionare (possibilmente vincendo).

Vi chiederete: e perché un tale o un tal altro allenatore dovrebbe accettare ciò?

Semplice, perché firmando un contratto egli si pone nella migliore condizione e con le spalle coperte perché in caso di esonero ha la garanzia di essere pagato lo stesso.
Tutto molto bello. Peccato che siamo Italiani, ed allora, guai a dire adesso che Tizio la prossima stagione allenerà la squadra Alfa, altrimenti lo spogliatoio salta, quel calciatore si offende, un altro si deconcentra, un terzo si guarda intorno perchè già sa che Tizio lo metterà in panca, il Mister attuale si disamora, e chi più ne sa più ne dica.

Deja vu, dicono in Francia, il tutto alla faccia del tanto decantato professionismo, che tale è solo di facciata.

Datemi retta, dalla 3^ categoria in su, sino ad arrivare alla Germania campeao do mundo, le squadre di calcio sono fatte tutte alla stessa maniera: cominciano fuori campo. Scelte chiare, nette, inequivocabili e soprattutto senza tentennamenti. Detto ciò facciamo un po’ di storia recente che non guasta mai. Estate 2013: dopo essere arrivati terzi e con la prospettiva di poter e dover solo migliorare, assistiamo inermi alla indegna manfrina di Allegri che va, non va, resta, no, non resta… risultato: un girone di andata gettato dalla finestra. A fine gennaio viene preso il Professor Seedorf, diplomatosi allenatore on-line, sponsorizzato dalla proprietà e per il quale viene realizzata addirittura un panchina speciale rialzata rispetto al terreno di gioco (perché da lì si vede meglio…) ma che a fine stagione viene messo alla porta e tuttora fa lo stipendiato di lusso.

Dopo di ché, estate scorsa, si da fiducia e fiato con tutte le trombe a Inzaghi, scelto come il primo tassello del rilancio in grande stile: coniugare costi contenuti e risultati, rilanciare i giovani, rifondare, ripartire, ecc. Abbiamo ascoltato abbastanza.

A questo punto: aveva senso tenere Allegri evidentemente impegnato, sia ben chiaro con il rispetto per il professionista, esclusivamente a migliorare la sua posizione economica oppure era meglio chiuderla lì, tante grazie e se ci rivediamo ci beviamo un caffè?

Aveva senso prendere Seedorf a gennaio con una squadra fatta da altri per sentirsi dire “che la metà va cambiata”, per poi mandarlo via, non dico senza accontentarlo, ma quanto meno dopo avere ascoltato che idea avesse?

E ha avuto senso scegliere Inzaghi, ed in quel modo, investendolo di responsabilità per poi metterlo in discussione alle prime difficoltà e presentarsi a Milanello con tanto di Sacchi al seguito e screditarlo davanti a tutti?

Torno al concetto espresso poc’anzi: scelte chiare, nette ed inequivocabili e senza ripensamenti. Adesso, leggo ogni giorno di un nome nuovo, con l’intento di cercare di infervorare la tifoseria per quello che sarà.

Cos’hanno in comune Sarri, Montella, Conte, Spalletti? Dal mio punto di vista nulla, tranne che sono Italiani.

Sarri è l’uomo venuto dal nulla, ex funzionario di banca che un bel giorno lascia tutto, folgorato sulla via di Damasco per darsi anima e corpo alla panchina.

Montella l’enfant prodige in grande ascesa.

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Antonio Conte

Conte, Juventino fino al midollo, super vincente anche a i nostri danni, addirittura il Selezionatore della squadra Nazionale, e concentrato per portarci a Francia 2016, mica al Torneo dei Bar. Attualmente tutti sotto contratto, e non è cosa da poco.

Spalletti, esule di lusso nella fredda Russia, attualmente libero, ma particolare anch’esso non da poco, molto costoso.

Per l’ultimo, basta andare e proporre, soldi, programmi e tutto il resto, poi vediamo. Per gli altri tre, per tutti e tre, sono curioso di vedere le modalità di ingaggio. Per Conte, cosa proporremo un sostituto? Ho la sensazione della palude, non so perché.

A questi, si aggiungono i roumors sui cavalli di ritorno che, con tutto il rispetto, a noi non hanno mai portato bene, ricordate i sassi tirati a Liedholm e i fallimenti postumi di Sacchi e Capello, nonché le auto candidature di chi si sente improvvisamente sedotto e abbandonato.

Mi sembra che, a meno non vi siano altri nomi, ma non farebbero altro che aumentare la confusione, stiamo andando avanti in ordine sparso.

Ho l’impressione, ma spero di sbagliare, che a meno che non arrivi qualcuno che spariglia ci porteremo avanti questa vicenda per molto, troppo tempo, certamente sino a fine torneo. Poi, Dio provvederà.

Nel frattempo, altri che hanno fatto scelte di fondo con le caratteristiche di cui sopra, saranno in anticipo e arriveranno prima di noi sui giocatori interessanti, con il rischio che a noi rimangano gli scarti o i parametri zero di fine stagione (estiva).

Se si deve cambiare, lo si dica già da ora, con chi e per cosa. La leadership questo prevede, i Dirigenti sono pagati per questo, per prendersi le responsabilità. E si dica anche chiaramente perché si è deciso di andare in una certa direzione, qualunque essa sia. I tifosi hanno bisogno di chiarezza, e non devono poi scoprire da soli che si è fatta una scelta non perchè convinti dell’ideologia ma perché, magari, era la meno impegnativa economicamente.

In buona sostanza, non siamo sprovveduti. Metteteci la faccia e spiegateci, perché siamo in grado di ascoltare, capire, comprendere.

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utiledescrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio