Se cerchiamo il colpo mediatico, ok inseguire i vari Morata, Belotti, Diego Costa e Aubameyang. Raggiungere uno di questi giocatori significherebbe far parlare i giornali, titoli ad effetto, campagne mediatiche, tifosi che si esaltano ancora prima dell’inizio della stagione e tutto quello a cui siamo stati abituati fino a qualche anno fa.

Ma siamo proprio sicuro che uno di questi attaccanti servirebbe davvero al Milan? Senza dubbio si! Un attaccante di spessore è necessario, quest’anno l’attacco rossonero ha sofferto e non poco. Ma poniamoci una domanda più specifica; siamo sicuri che l’investimento per raggiungere uno di questi giocatori sia davvero quel che serve alla squadra e alla società anche in prospettiva futura?

Fossi io Fassone o Mirabelli concentrerei i milioni di euro a disposizione per l’attaccante verso altri profili. Nomi interessanti in giro per l’Europa ce ne sono e, chi più meno chi meno, sono stati già accostati ai rossoneri. Sto parlando ad esempio di Moussa Dembélé (1996, Celtic Glasgow), Kasper Dolberg (1997, Ajax) e André Silva (1995, Porto). Certo tutti attaccanti che devono ancora dimostrare molto ma dal talento cristallino. Acquistarli non significa sborsare una cifra esigua, anzi credo che un investimento sui 30-40 milioni sia comunque necessario. Comunque non sarebbero i 60-70 necessari per arrivare ai giocatori citati nella prima riga di quest’articolo. Inoltre si potrebbe risparmiare sull’ingaggio dal momento che questi tre profili chiederebbero uno stipendio ben inferiore alle cifre chieste dai primi con ulteriore risparmio da parte della società.

Sono attaccanti giovani, ma che hanno già giocato in Europa in questa stagione, chi in Champions, chi in Europa League, segnando e convincendo e, cosa molto importante, hanno fame. Certo, l’impatto con la realtà rossonera e con San Siro non è facile e molti giocatori in passato si sono “bruciati”, ma io credo che se un giocatore è forte, è forte punto e basta e lo deve essere anche di testa. Inoltre la prossima stagione non partiremo certo con l’obbligo di vincere, certo la qualificazione Champions è l’obiettivo principale e non bisogna nascondersi, quindi avrebbero un anno per fare ulteriore esperienza e prendere le misure.

D’altronde qualche rischio bisogna pur prenderselo e questa sembra davvero essere la nouvelle vague europea!

Zuma

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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