Milan-Barcellona Champions LeagueIntervistato da “El Pais”, l’ex rossonero Kevin Prince Boateng ha parlato a 360 gradi della sua vita, a partire dai suoi inizi nel mondo del calcio e dai primi momenti difficili. “Il calcio era solo allegria, ma quando ho firmato il primo contratto, a 16 anni, ho iniziato a vederlo come un lavoro. E’ difficile però gestire fama e denaro, ma bisogna imparare a farlo perché il calcio non dura tutta la vita. A Londra, a 20 anni, ogni mese ricevevo del denaro e continuavo a spenderlo in auto, vestiti e discoteche, tutte stupidaggini che mi rendevano felice per qualche ora ma poi nel tempo questo effetto svaniva. Ho trascorso un anno così, poi mi sono guardato allo specchio e ho pensato: non deve finire così, non è questo quello per cui ho lottato. Devo iniziare a comportarmi come un giocatore professionista, mangiando bene e concentrandomi sul calcio”. Sulla sua nuova esperienza in Spagna: “In squadra siamo una grande famiglia e un gruppo fantastico, si guarda sempre alle cose positive. Di Las Palmas mi piace il clima, è bello avere tutti i giorni questo clima di felicità e tranquillità. L’unico aspetto negativo è la distanza da Milano dove vive la mia famiglia”. Sui calciatori che più hanno influenzato la sua vita: “Nel Milan, Ibrahimovic: un vincente, ama vincere e fa di tutto per ottenere risultati. Mi ha impressionato e stimolato molto, non voleva perdere nemmeno in allenamento. Da  ho imparato la grinta, e da Pirlo la tranquillità. Non c’è uomo al mondo più tranquillo di lui: mi ricordo i quarti di Champions al Camp Nou, noi tutti agitati e lui sereno con il suo caffè che inviava messaggi. Mi ha detto che era sereno perché era solo calcio”. Su Berlusconi: “Una grande persona, mi ha aiutato molto negli anni in cui sono rimasto al Milan. L’immagine che la gente ha di lui è diversa dalla realtà. Tutte le volte che mi vedeva mi diceva: togliti gli orecchini che sono per le donne e tagliati i capelli”. Sui migliori allenatori avuti in carriera: “Con Allegri si lavorava per vincere, lo rispetto molto perché mi ha insegnato a difendere, anche se fuori dal campo non parlavamo la stessa lingua. Ma il mio allenatore preferito è Jurgen Klopp, non c’è nessuno come lui: dice sempre la cosa giusta nel momento corretto, sa stimolare il gruppo, tratta tutti allo stesso modo. Con lui i giocatori erano felici, anche se non giocavano un minuto: ti fa sentire importante”. 

Mirko

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Mirko, filosofo per condanna, milanista da sempre e per sempre!
Marcel Desailly, Franco Baresi e Mario Yepes le mie ragioni per amare
questa squadra, i Pink Floyd, Stanley Kubrick e la fantastica Salerno le mie ragioni per amare la vita!

syd-barrett@hotmail.it
Mirko
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