Disastro del calcio Sudamericano. Dopo l’eliminazione dell’Uruguay, è la volta del Belgio che si qualifica per le semifinali del Mondiale in Russia battendo una delle peggiori Selecao della storia. De Bruyne ed un autogol di Fernandinho regalano alla squadra di mister Martinez un traguardo storico che eguaglia (almeno…) quello ottenuto nel 1986. Inutile l’illusoria rete di Renato Augusto.

L’inzio della partita è subito dalla parte belga, con De Bruyne (minuto 2) che calcia da fuori area con il destro strozzando troppo il tiro. La prima palla goal però è di marca verde-oro. Minuto 8: Neyar batte un angolo, la sponda di Miranda diventa un assist per Thiago Silva, che però non la colpisce bene e prende il palo. Le due squadre se la giocano, e, ovviamente, le occasioni fioccano. Minuto 14, ancora corner, generato da un tiro deviato di Fellaini, Fernandinho maldestramente corregge nella sua porta la traiettoria di Hazard, mandando in vantaggio il Belgio.

Il Brasile non ci sta, reagisce subito ed alza la pressione, il Belgio si rintana nella sua metà campo. Minuto 20, Coutinho tenta il tiro da fuori area, però è un tentativo centrale che non spaventa Courtois. La squadra di Martìnez si difende bene, è compatta e consente ai brasiliani di arrivare al tiro soltanto dalla distanza. Allora ci prova Marcelo, che, dopo uno slalom, al minuto 25 calcia sul primo palo: reattivo però Courtois. Ma i belgi, però, ogni volta che ripartono, sono letali.

Minuto 30. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo in favore del Brasile, è grande Lukaku che tramuta l’azione da difensiva in offensiva. Parte un contropiede da manuale che fa finire l’azione sui piedi di De Bruyne che invece dio allargare per Meunier ne sfrutta il movimento, si mette in proprio e fulmina Alisson con una rasoiata da fuori area sulla quale nulla può il portiere della Roma.

Il Brasile cerca la scossa, ma il cross di Marcelo al minuto 36 viene impattato male da Gabriel Jesus, che non riesce ad inquadrare la porta da buona posizione. Kompani certo poteva fare meglio in marcatura. Ancora il Brasile con Coutinho, sempre da fuori area, che obbliga Courtois ad una parata degna di menzione. Il primo tempo non ci regalerà altre emozioni. Al termine della prima frazione, un Belgio formato Mundial è avanti due a zero sul Brasile.

La seconda metà del match si apre con una novità tattica, con Tite che tenta la carta Firmino (al posto di Willian) e ridisegna la formazione brasiliana con un 4-4-2 ultra offensive, con l’attaccante del Liverpool vicino a Jesus e Coutinho-Neymar larghi sugli esterni. Grazie a questo nuovo sistema di gioco, il Brasile riesce a schiacciare ulteriormente il Belgio nella sua area di rigore, aumentando la sua già pronunciata egemonia territoriale. Possesso palla che però come spesso accade non si tramuta in effettive occasioni di goal. Perchè il numero dei gol non è direttamente proporzionale al numero di attaccanti. Fosse così sarebbe troppo facile. Infatti, l’occasione più importante dei primi quindici minuti della ripresa è per il Belgio. De Bruyne al minuto 62 conduce il contropiede e serve Hazard, il cui sinistro ad incrociare non trova però la porta.

Episodio dubbio per un fallo su Gabriel Jesus che sembrava da rigore, il primo reale tentativo del Brasile, verso la porta di Courtois, arriva al minuto 71 con Douglas Costa (subentrato al posto di Jesus) che stringe al centro e calcia col sinistro, ma il portiere del Chelsea blocca a terra senza difficoltà. Il Brasile attacca a testa bassa ma non sembra in grado di perforare la munita difesa belga.

Tuttavia, al minuto 75, Coutinho pesca con successo in area Renato Augusto, appena entrato, che mette alle spalle di Courtois. Il Brasile, seppure con enorme fatica, riapre la partita. Tre minuti dopo Firmino sfiora il goal del pareggio con un sinistro nell’area piccola, che però finisce alto di poco. Continua la pressione dei sudamericani, ancora con Renato Augusto che, servito da Neymar, non riesce a trovare la porta al minuto 81. Il calciatore militante nel campionato cinese ha avuto un effetto dirompente.

Il Brasile non si arrende, ci prova ancora. Neymar al minuto 84 appoggia, dopo un dribbling secco su Meunier, a centro area per Coutinho che però fallisce grossolanamente sia la scelta che l’esecuzione, aprendo troppo il piattone destro spedendo fuori la sfera.

L’ultima occasione del match è sui piedi di Neymar. Minuto 94. Strepitoso Douglas Costa sulla destra, scarico su Neymar che mette nel mirino l’incrocio dei pali. Altrettanto strepitoso Courtois, che con una parata da urlo strozza letteralmente l’urlo del gol dalle gole dei tifosi brasiliani. Dal susseguente calcio d’angolo non scaturirà un bel niente.

Il Belgio elimina così il Brasile ed accede alla semifinale, dove affronterà la Francia. Dopo la delusione del mondiale casalingo, altra batosta sul calcio Brasiliano che ora dovrà ripartire un’altra volta da zero. La squadra data per favorita così favorita forse non lo era. A mio avviso alcuni giocatori non appaiono nemmeno degni di essere chiamati Brasiliani, cito il terzino destro Fagner, tanto per dirne uno. Altri hanno un senso quando giocano in mezzo a giocatori di pari livello (Casemiro su tutti che nel Real sta in mezzo a Modric e Kroos), altri ancora che hanno furoreggiato nelle squadre di club (penso a Fernandinho e Gabriel Jesus nel City) in Nazionale non hanno trovato modo di rendere (colpa dell’allenatore?) come sanno e non hanno inciso.

Una volta il Brasile prescindeva dai sistemi di gioco. Era classe allo stato puro. Adesso i verde-oro si sono adeguati e fanno quello che fanno gli altri, mescolando schemi e tattica. La differenza non si vede più e i risultati sono questi. Abbiamo noi saudade del Brasile.

Il Belgio ha la grande occasione della vita, sono tutte out le grandi tradizionali, Inghilterra esclusa che sta dall’altra parte del tabellone. Adesso c’è la Francia in una semifinale dove le due squadre parleranno la stessa lingua. Ora o mai più. Siamo allo sprint finale e i Belgi che di ciclismo ne sanno molto stanno forse preparando la volata finale.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
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