Per le italiane il turno degli ottavi di Champions é una sentenza quasi senza appello: tre reti subite dalla Juventus contro il Real Madrid (Tra le mura amiche) e quattro gol incassati dalla Roma (Fuori casa) a fronte di una rete messa a segno da Dzeko, contro il Barcellona. Insomma, una Caporetto.

In prima battuta potrebbe sorprendere che risultati così netti siano giunti nonostante prestazioni discrete delle squadre italiane, di fronte ad avversari che a tratti avevano persino concesso delle occasioni da rete. Eppure é proprio questo aspetto particolare ma sostanziale che marca la netta differenza in termini di qualità tecnica e forza di fuoco delle compagini italiane rispetto a quelle spagnole: la qualità dei calciatori in campo a certi livelli fa la differenza ed è complesso compensare la mancanza di classe attraverso tattica e interpretazione attenta di un certo modulo di gioco. Sono finiti i tempi in cui l’aspirazione di ogni futuro campione era quella di approdare in Italia per vestire la maglia di un club dello stivale.

Da una decina d’anni a questa parte i migliori prospetti del panorama mondiale preferiscono altre mete (Spagna, Francia, Germania, Inghilterra) e l’Italia é divenuta meta di passaggio per futuri fuoriclasse (Morata, Pogba, Salah, Keita) e/o di arrivo per gli “scarti” delle big d’europa (Dzeko, Douglas Costa, Rafinha, Leiva).

Real e Barcellona annoverano top player variamente assortiti tanto tra i titolari quanto tra i panchinari (Basti pensare a Bale, tenuto in panchina per l’intero match tra Juve e Real) laddove i club italiani possono vantare al massimo un paio di fuoriclasse in rosa. La stessa Juventus, che in Italia meritatamente furoreggia (Nonostante un Napoli che per qualità del gioco si fa preferire), annovera pseudocampioni come Douglas Costa, Higuain, Dybala e Pjanic, che tuttavia in ottica Real Madrid, Barcellona e Bayern non sarebbero certamente considerati punti fermi.

Con un quadro del genere é piuttosto facile immaginarsi ciò che si é verificato negli ottavi d Champions. Si rileva invece difficile tentare di capire quando (E se) le cose possano cambiare: le squadre italiane (Juventus in primis) torneranno a primeggiare a livello europeo ? Al momento non sembrano esserci le premesse affinché ciò accada: rispetto ai competitor europei i fatturati dei club italiani sono poca cosa, il merchandising non sfonda, la tassazione (Sugli ingaggi) risulta elevata e gli stadi di proprietà sono una rarità.

Quel che resta é una ritrovata competitività “interna” del campionato: la lotta per lo scudetto è ancora aperta, quella per la qualificazione alla prossima Champions é nelle sue fasi decisive e quella per l’Europa League annovera ben 3 squadre a pari punti per aggiudicarsi l’ultimo posto utile per accedere al preliminare (Sampdoria, Atalanta, Fiorentina). Amara consolazione, diranno alcuni.

Si aveva l’impressione che le proprietà cinesi di Milan ed Inter potessero segnare un’inversione di rotta in termini di competitività anche a livello europeo, stante i potenziali capitali a disposizione. Ed invece…

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.