La scorsa stagione per mesi ho sostenuto la proprietà cinese, o meglio, ho chiesto di concedere tempo alla nuova dirigenza affinché riuscisse a dare atto a ciò che aveva promesso. Purtroppo gran parte degli annunci fatti sono stati disattesi ed il dato pubblicato la scorsa settimana relativo al debito accumulato nel solo anno di esercizio di Yonghong Li testimonia il fallimento di quel progetto. E’ anche vero che i ricavi sono aumentati, di conseguenza qualcosa di buono è stato fatto (merito di Fassone?), ma le perdite sono davvero state considerevoli.

A livello di mercato il lavoro fatto da Mirabelli non è certo tutto da buttare perché quest’anno alcuni giocatori stanno trovando la loro giusta dimensione, ad esempio Kessiè, Biglia e Rodriguez (perlomeno nelle ultime partite), Calhanoglu (seppur l’incostanza sia un suo tratto distintivo). Inoltre Andre Silva, ceduto quest’estate al Siviglia, sta dimostrando che un “brocco” non è. E rimaniamo sempre in attesa di vedere all’opera Conti, uno che fino ad un anno fa era uno dei più bei prospetti del calcio italiano.

Le dichiarazioni di alcuni giocatori (Suso) o ex giocatori parte dell’ambiente (Abbiati) illustrano però una situazione davvero confusa ed intricata nella quale è stato difficile lavorare. Di conseguenza, considerando poi anche come è finita oltre alle sanzioni che l’Uefa aveva inflitto al Milan, possiamo definire l’era cinese un semifallimento.

Molti sono comunque i dubbi e le perplessità che rimangono sulla passata proprietà. Perché investire e perdere centinaia di migliaia di euro in maniera così evidente da parte di Yonghong Li? Perché presentarsi in pompa magna promettendo grandi cose per poi, di fatto, sparire dalla scena a causa di mancati pagamenti? Perché chiedere un prestito monstre se poi sei ad anni luce dalla sua riscossione? Perché Fassone, non certo l’ultimo arrivato, ha deciso di esporsi in primo piano e di credere al progetto di una persona di cui nessuno sa quasi nulla? E che fine ha fatto oggi Yonghong Li?

Ad oggi non troviamo risposte a tutte queste domande e difficilmente le troveremo in futuro. Fatto sta che ora c’è Paul Singer, c’è Leonardo, c’è Maldini, quindi chiudiamo con il passato ed apriamo ad un roseo (perlomeno viste le premesse) futuro!

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.

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