Che peccato non esserci” è il titolo di questo articolo, ma è anche il mio pensiero, come credo sia la riflessione che tanti italiani hanno fatto vedendo questi mondiali di Russia. Considerando i risultati che si stanno avendo in numerose partite e l’incredibile fatica che le cosiddette “grandi” stanno trovando nei match contro squadre di medio-basso livello, non si può che essere rammaricati per l’assenza degli Azzurri.

Si, è vero, la nostra nazionale attualmente è di un livello discreto, nulla di più, e ha diversi problemi sui quali Mancini dovrà svolgere un grande lavoro. Siamo però realmente sicuri che in questo mondiale avrebbe sfigurato? Le squadre più blasonate hanno spesso offerto prestazioni veramente scadenti, basti pensare ad un’Argentina a un solo punto dopo due partite, ad un Brasile che batte la Costa Rica solo nei minuti di recupero, così come l’Inghilterra con la Tunisia o la Spagna con l’Iran, o ancora al capitombolo della Germania nella gara d’esordio con il Messico. Che dire inoltre della Francia che, sarà pure a punteggio pieno, ma ha vinto due incontri in maniera molto ma molto fortunosa, rigore dubbio più autogoal con l’Australia, goal dopo un rimpallo con il Perù, giocando poi un secondo tempo con undici uomini dietro la linea della palla e un incrocio dei pali a salvarli dal goal del pareggio peruviano.

Quello che si sta disputando alla corte di Putin è quindi un mondiale davvero molto particolare, dove le sorprese sono all’ordine del giorno. Si ha la dimostrazione che squadre di basso livello, ma con grande organizzazione e “gran gamba”, sono in grado di mettere in difficoltà anche le corazzate.

Purtroppo però non ci siamo e, vedendo quanto succede, non ci resta che guardare con un velo di tristezza tutte queste strane dinamiche che stanno accompagnando la competizione iridata. I rimpianti, quindi, non fanno altro che aumentare. Sono comunque davvero curioso di vedere come si svilupperà il torneo, per capire quali nazionali hanno maggiori chance di laurearsi campioni del mondo.

Che sia l’anno giusta per una sorpresa, come fu l’Europeo 2004 per la Grecia?

Se solo avessimo segnato un goal a San Siro con la Svezia …

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.