Molto ottimisticamente, in questo articolo di inizio ottobre, prevedevo che a novembre ci sarebbe stato una sorta di spareggio fra Ventura e Montella, in cui uno dei due, il più bravo, sarebbe riuscito a salvarsi. Mi sono sbagliato, non si è salvato proprio nessuno. Confesso che davo più chances all’ex allenatore del Torino: che l’Italia riuscisse nell’impresa di non andare ai Mondiali mi pareva un’eventualità troppo remota. Come mi sbagliavo.

Il mese dei morti non ha risparmiato nessuno, ha tagliato due teste diventate col tempo molto antipatiche, accomunate da inopportuni sprazzi di presunzione e dalla testardaggine di volersi per forza affidare a certi giocatori. Testardaggine che forse, in alcuni casì, è diventata ottusità. Se per quanto riguarda Ventura, tutto il male è venuto per nuocere, peraltro senza nessuna rinuncia economica da parte sua, cosa che invece Roberto Donadoni aveva fatto, in una situazione ben diversa, perchè alla fase finale di una competizione importante non solo ci era arrivato, ma si era arreso solo ai vincitori di quella competizione. Tra l’altro solo ai rigori, e non certo al primo turno, ma in una fase avanzata come sono i quarti di finale..  Ricomincio la frase perchè la precedente mi si era allungata troppo perdendosi nei ricordi di altre cose. Se, dicevamo, Ventura è venuto solo per nuocere, non lo stesso si può dire di Vincenzo Montella. Grazie alla sua gestione il Milan ha vinto un trofeo battendo la Juventus ed è tornato in Europa dopo anni di assenza. Grazie anche a Deulofeu: probabilmente senza di lui l’Europa sarebbe sfuggita ancora una volta.

Dopo la piccola gioia di quella primavera, però, più di qualcosa si è rotto. Forse l’arrivo di tanti nuovi giocatori che fenomeni non sono ha fatto risentire altri che, come Bonaventura , Abate e Montolivo, si son di colpo visti scalzare apparentemente senza motivo e con una certa ingratitudine. In questo nuovo campionato, Vincenzo non ha saputo portare a termine la missione, che in realtà non era il quarto posto. Gli sarebbe bastato ottenere 5-6 punti in più, tenendo viva la speranza di riprendere il quarto posto magari grazie a uno scontro diretto. Non è riuscito a far neanche quello e l’esonero è arrivato, a mio parere, abbastanza giustamente. Gli allenatori saltano non per centimetri, come ha detto Montella, ma per punti. Anche per pochi punti, quali sono 5 oppure 6.

Nils

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Seguo spesso l'istinto.
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