In attesa di scoprire quali saranno le nazionali qualificate al prossimo mondiale in Russia del prossimo giugno, aspettiamo anche di conoscere il vero volto di questo Milan. Si è sempre saputo, anche se forse lo si è voluto dimenticare abbandonandosi troppo velocemente all’euforia delle prime vittorie, che i periodi post rivoluzionari sono sempre stati molto difficili e pieni di ostacoli. All’inizio sono vittorie e nuove conquiste poi, con il passare del tempo, la situazione si assesta e bisogna essere abili e capaci di stabilizzare e rendere concreto quanto guadagnato con i primi successi.

Nella storia è sempre stato così a seguito di eventi improvvisi, vedi ad esempio rivoluzione francese o periodo post seconda guerra mondiale giusto per citare due casi simbolo. Presto o tardi i nodi sono sempre arrivati al pettine tanto da creare situazioni diverse rispetto alle precedenti ma pur sempre molto difficili da gestire.

Il Milan nell’ultimo periodo ha attraversato quella che, prendendo spunto dall’espressione “primavera araba”, possiamo definire la “calda estate rossonera”. Cambio di proprietà dopo oltre trent’anni di presidenza Berlusconi, insediamento di una nuova area tecnica-dirigenziale, vedi l’avvicendamento del duo Fassone-Mirabelli in sostituzione della “strana coppia” Galliani- B. Berlusconi, campagna acquisti spumeggiante, etc. Tutto molto bello agli inizi, acquisti a ripetizione, dirette Facebook, di nuovo il respiro dell’aria europea con la qualificazione all’Europa League e altre cose differenti rispetto agli ultimi anni.

Dopo questo periodo, che definiamo per l’appunto “rivoluzionario”, la situazione si è normalizzata ed i famosi “nodi” sono arrivati al pettine mostrando fragilità da una parte e sicurezza dall’altra. Se la gestione a livello dirigenziale per ora non presenta grossi errori (questione Donnarumma a parte, secondo la mia opinione), ma anzi si sta caratterizzando per solidità, la squadra mostra dei problemi. Le tre sconfitte in sette partite di campionato, la difficoltà nel tenere testa a squadre di livello, la fragilità difensiva e la poca concretezza in attacco sono tutti sintomi che mostrano un malessere di cui questo Milan è affetto.

A mio avviso questo rallentamento, dopo il buon periodo iniziale, è solo una naturale conseguenza, anche se i problemi ci sono, sono evidenti e bisogna essere in grado di trovare subito soluzioni valide che permettano di stabilizzare la situazione. Si potrà poi riprendere quel percorso di crescita che deve essere la naturale prosecuzione del progetto, dopo la “calda estate rossonera” e i mille cambiamenti che ha portato.

Zuma

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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