sinisa..Ci sono partite che prescindono dalla posizione in classifica. Quelle tra Milan e Juventus appartengono a tale categoria perché sono un classico a tutti gli effetti e come tali regalano quel profumo di grande match riservato a poche altri eventi. Ci sono stati periodi in cui abbiamo prevalso noi, in altri momenti è stato il contrario. Attualmente, mi sembra che le due squadre siano in un momento di impasse dovuto ad un cambio generazionale. Loro stanno navigando sull’abbrivio di anni di successi, mentre noi siamo ancora alla ricerca dei punti fermi dai quali poter ripartire.

Sabato sera hanno vinto loro, di misura. Vediamo di analizzare la prestazione dei nostri.

COSA HA FUNZIONATO

La squadra si copre bene, è compatta e la fase difensiva ne risente positivamente. Il primo tempo è emblematico sotto tale aspetto. Però poi si devono poter fare le due fasi. Difendersi soltanto non serve se non si riesce a mettere a frutto il fatto di subire poco. Nel secondo tempo spunta fuori la solita paura di tentare qualcosa di diverso. La reazione dopo il gol della Juventus lascia l’amaro in bocca: perché non si è tentato qualcosa prima?

I SINGOLI: Donnarumma è ormai lanciato nell’Empireo del calcio (per il momento Nazionale). Il ragazzo non ha paura e sfodera le parate e le uscite che servono, da veterano navigato. I compagni si fidano di lui e questo è un successo.

Poi, tutta la difesa. Abate (preciso nelle chiusure più che in passato), Alex, Romagnoli, Antonelli.

Kucka si inserisce bene in zona gol.

COSA NON HA FUNZIONATO

La Juventus cambia modulo passando al 3-5-2 e la squadra aspetta passiva, non reagisce. Rimane sempre troppo bassa, schiacciata sulla propria trequarti lasciando all’avversario l’iniziativa e sperando che egli non affondi abbastanza. Alla fine la frittata è servita.

I SINGOLI: avere due esterni veloci che rincorrono l’avversario va bene sotto l’aspetto dello spirito di sacrificio e della copertura, ma poi bisogna ripartire… e questo vale sia per Cerci che per Niang. Benedetto Dio, perché intestardirsi nel ricevere sempre la palla spalle alla porta, sperando sempre nel fallo dell’avversario? Mai uno scatto, mai una progressione, anche solo per far stancare l’avversario e creare spazio per i compagni. Meglio rischiare l’off side piuttosto.

Bacca purtroppo ingiudicabile. Bonaventura generoso anche se stavolta impreciso. Montolivo spesso solo, non trova sempre l’appoggio per impostare la manovra.

La Juventus più scarsa e mediocre degli ultimi anni rumina calcio e ci batte senza fare alcunché di particolare. Tolti Pogba e Dybala il resto è stato ordinaria amministrazione, anzi meno.

Da qui i rimpianti per una partita che poteva regalarci almeno un pari. Troppo timorosi nella ripresa, dopo il cambio di modulo bianconero. Le poche volte che ci siamo affacciati sulla trequarti avversaria abbiamo, in aggiunta, peccato di lucidità nell’ultimo passaggio.

Soprattutto la mobilità di Dybala ci ha causato i problemi maggiori. A fronte di ciò non vi è stata alcuna contromisura alternativa. Se la scelta era rincorrere il pari, Cerci o Niang potevano essere tolti e fare spazio a Poli per seguire Dybala a uomo, liberando così un esterno più in alto. Nella vita si accetta tutto, basta dirlo.

Il 4-3-3 ha un senso se gli esterni scattano in profondità per costringere i difensori ad arretrare e favorire l’avanzata del terzino o se tagliano all’interno, sul lancio del centrocampista, tentando di puntare la porta avversaria e costringendo un difensore centrale ad uscire o un centrocampista a scalare per coprire la marcatura. Non si è visto nulla di tutto ciò. Se Cerci e Niang si ostinano a ricevere palla fermi e spalle alla porta, sono praticamente inutili. Bacca rimane da solo in mezzo ai centrali avversari. E’ l’ABC della tattica. Chi è che non ha fatto che cosa?

Ai posteri l’ardua sentenza, di chi la colpa: dell’allenatore o dei giocatori?

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio
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