Consigli di amministrazione, hedge found, prestiti, interessi, aumenti di capitale, paradisi fiscali, scatole cinesi, bonifici, obbligazioni, equity: il milanista sono due anni che si barcamena tra questi termini da Sole24Ore. Nessun problema se il milanista di professione facesse l’economista; purtroppo, o per fortuna, invece fa il tifoso.

Gli ultimi anni di Berlusconi erano stati uno stillicidio, il closing una tortura ma l’avvento dell’era del dragone sembrava aver portato ottimismo. Le crepe che si erano aperte durante la gestione del misterioso Yonghong Li però non hanno retto alle scosse della Uefa causando il crollo della proprietà e di conseguenza della società.

Ancora una volta quindi, anziché parlare di calcio, siamo tornati a parlare di cose che a un tifoso non dovrebbero minimamente interessare. Quanti di noi conoscevano l’organigramma Milan quando si vinceva? Io no di sicuro. Ora conosciamo i curriculum di tutti i mega dirigenti che bazzicano nell’orbita Elliott. E questa è una follia. Il calcio dovrebbe essere tifo e passione, non una infinita due diligence (altro termine imparato in questi anni).

Dalla proprietà al campo la solfa non cambia. La stagione appena conclusa ci ha ricordato ancora una volta che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede bene: se consideriamo gli infortuni di Conti, il calendario che ci ha portato ad affrontare squadre nel top della loro forma e tutti gli episodi girati a sfavore il Milan dovrebbe essere in credito di almeno 6 anni con la mala sorte. Invece no, essa continua a martoriare il corpo di un moribondo. Non è solo sfiga, ovvio. C’è anche malafede, incompetenza e giochi di potere. Non ci sono le “mani sicure”, ci sono solo le mani di chi vuole fare affari. Non voglio fare l’illuso: non pretendo il proprietario innamorato, pretendo però il proprietario serio e chiaro. Pretendo un management che crei un progetto e lo porti avanti. Non mi interessa chi. Che siano anche Fassone e Mirabelli, vittime sacrificali di un cinese speculatore. Gattuso, a cui si dovrebbe fare una statua a Milanello come quella di Ferguson a Old Trafford, ha bisogno di calma per poter programmare e lavorare.

Ringhio, l’unica luce in questo periodo buio.

Durante l’anno dovremo sempre e comunque difenderlo perché è grazie a lui se abbiamo ancora un gruppo unito.

Capitolo mercato: l’Estate che doveva portarci i tre innesti per il salto di qualità ci sta regalando solo parametri zero e giri di poltrone. Mentre affoghiamo nelle sabbie mobili la Juventus porta Cristiano Ronaldo a casa (invidia e complimenti), l’Inter ingaggia Nainggolan, Martinez e De Vrij, il Napoli si assicura Ancelotti. Competenza e bravura loro, sfiga che tutto ciò accada in questo nostro tragico momento.

Ma non dispero. Nonostante gli epitaffi, lo sciacallaggio mediatico e la mancanza di rispetto che i giornalisti e opinionisti avvoltoi dedicano al Milan, sportivamente parlando non siamo messi male. Gattuso ha mostrato che questa squadra può fare bene e dato che Mirabelli non è stato in piscina durante questo periodo penso che i tre colpi possano permetterci di competere con Roma e Lazio per il quarto posto. Alle storie di Zaza e Berardi non ci credo: fossero loro i rinforzi il Milan avrebbe bisogno di un esorcismo, non di una nuova proprietà.

Nomi non ne faccio: troppe sono le variabili sconosciute e non mi illudo arrivino campioni blasonati. La porta per raggiungere il Paradiso infatti è molto stretta e prima che si allarghi per il Milan dovranno passare ancora molti anni. La Juventus deve essere il nostro modello (ahimè, come siamo messi male!).

Liberiamoci delle zavorre portateci da Galliani, facciamo plusvalenze sui giovani che da noi non trovano spazio. Locatelli al Sassuolo con recompra è una mossa saggia per due motivi: il primo è che così Manuel può giocare e capire le sue potenzialità; il secondo è che finalmente si iniziano ad allacciare rapporti utili con le altre società, creando alleanze sportive e non solo di portafoglio.

Concludendo, mestamente dobbiamo arrenderci all’evidenza: il Milan è naufrago in un mare in tempesta; vediamo se Elliott sarà un porto sicuro o un’isoletta con solo una palma. Non credo alle frasi della serie “dopo la pioggia esce il sole”. Qua siamo ad un punto cruciale. Ora o ritorna il Milan o siamo condannati a diventare un club mediocre.

La speranza è l’ultima a morire.

Gabri Shaka

Gabriele, 26 anni, milanista da due generazioni. Filosofo e neuroscienziato, amo il Milan dal '97, il primo anno che ho iniziato la raccolta dell'album Panini. I ricordi più belli sono il pallonetto di Inzaghi contro l'Ajax e le lacrime di gioia dopo la vittoria di Manchester. Amante dei numeri 10 ormai scomparsi, pugnalato al cuore quando da Rui Costa e Seedorf si è passati a Honda.