E se il sacrificato fosse…

 Dicono che la speranza sia l’ultima a morire, però, nella vita, serve anche un po’ di sano realismo. Qualificarsi per la Champions della prossima stagione sarà molto ma molto difficile. Servirebbe una mega rimonta in campionato oppure vincere l’Europa League. Alla luce di quanto il Milan ha mostrato finora, trovo che entrambi gli obiettivi siano abbastanza utopici. Essendo realisti è bene puntare su una nuova qualificazione in Europa League. Ciò, però, non consentirebbe di guadagnare i lauti compensi dell’Europa che conta, oltre al fatto che l’Uefa adotterà delle sanzioni nei confronti dei rossoneri a causa dei bilanci in negativo di questi ultimi periodi.

Avendo bocciato il Voluntary Agreement, l’Uefa applicherà al Milan il Settlement Agreement che porterà con sé, con ogni probabilità, dei paletti vincolanti. La dirigenza sarà poi obbligata a ripianare il buco presente nel bilancio, il che presuppone anche qualche cessione importante in modo da fare cassa e mostrare all’Uefa un qualcosa di più che parole o ipotetici calcoli. La domanda viene di conseguenza: chi sarà il giocatore importante che verrà ceduto? E qui propongo la mia idea, non certo originale, ma sicuramente sensata. E se il sacrificato fosse Gigio Donnarumma?

Con la cessione del nostro portiere incasseremmo una cifra tra i 40 e i 50 milioni di euro (oltre al risparmio sul lauto ingaggio) che permetterebbe quindi di non essere costretti a vedere altri pezzi pregiati della rosa. E’ vero che si venderebbe un giocatore del vivaio ed un potenziale numero uno che salvaguarderebbe la nostra porta per almeno quindici anni, però è allo stesso tempo vero che i rapporti con il suo entourage sono rasenti lo 0. Conosciamo tutti la burrascosa firma del contratto la scorsa estate e la storia delle “minacce” per la firma tirata fuori da Raiola giusto qualche settimana fa. In aggiunta Gigio non ha mai fatto o detto nulla per smentire o comunque limitare l’ingerenza del suo procuratore. Molti tifosi del Milan non hanno più fiducia in lui e le critiche non sono mancate e non mancheranno. Quest’anno poi il suo rendimento a mio avviso non è stato come quello dello scorso anno, ha alternato grandi parate a qualche incertezza, che hanno forse minato anche la sua sicurezza e tenuta mentale. Trovargli un sostituto non è troppo difficile, di giovani portieri in gamba in rampa di lancio ce ne sono e, tra l’altro, si accontenterebbero di ingaggi decisamente inferiori.

Alla fine un po’ (ma nemmeno troppo) dispiacerebbe vederlo andar via, ma del resto bisogna saper fare di necessità virtù.

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.

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