Bastano due indizi a fare una prova. E quando gli indizi son più di due la prova rischia di diventare quasi schiacciante. È notizia d’inizio Marzo che il fondo statunitense Elliott ha rastrellato il 6% di azioni di Tim, diventandone il secondo socio di maggioranza dopo Vivendi, attualmente fermo al 23.9%. L’obiettivo dell’hedge fund è contrastare la gestione della società di TLC da parte della Company francese, entrando direttamente a dar parte del Consiglio di Amministrazione.

Un intervento salutato positivamente tanto a Palazzo Chigi, dove la gestione di Vivendi non piace affatto, quanto da Berlusconi, che contro la società di Vincent Bollorè sta combattendo da tempo su un altro fronte: quello relativo alla mancata vendita di Premium al colosso francese. Nell’estate del 2016 infatti, Vivendi veniva meno agli accordi siglati con Fininvest e rinunciava all’acquisto del 100% di Premium, accingendosi piuttosto a portare la sua quota in Mediaset dal 3.5% al 28.8%, mettendo a repentaglio il controllo della famiglia Berlusconi (Che tramite Fininvest ne detiene il 40%). Soltanto l’intervento dell’Agcom avrebbe poi scongiurato che ciò si potesse verificare.

Un mese dopo, a inizio aprile, alla mossa di Elliott faceva seguito la decisione del consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, che deliberava l’ingresso nel capitale di Tim, con una prospettiva di lungo termine. Si ipotizza che lo Stato Italiano abbia in progetto di “supportare” il fondo statunitense (Nel frattempo salito al 9.9% delle quote societarie) nell’intenzione di presentare un piano industriale alternativo a quello francese, facendo leva sullo scontento di buona parte dei soggetti istituzionali che detengono circa il 40% del capitale. Uno scontento dovuto in particolar modo al conflitto d’interessi generatosi tra Vivendi e Mediaset. L’obiettivo del governo italiano sarebbe quello di raggiungere lo scorporo dell’infrastruttura delle telecomunicazioni del resto di Tim, con una governance d’interesse pubblico. Una vera public company, quindi.

Occorre ricordare che già nel 2016 il fondo Elliott era intervenuto in qualche modo “a favore” di Berlusconi, agevolando la vendita dell’A.C. Milan da Fininvest alla cordata cinese facente capo a Yonghong Li, concedendo all’acquirente un prestito ponte di circa 303 milioni di euro (180 dei quali alla Rossoneri Lux Sports di Li). Una cifra del resto irrisoria se paragonata all’ammontare degli investimenti che la Elliott Management di Paul Singer ha in tutto il mondo: oltre 34 Miliardi di Euro. Vicende intricate e per certi versi oscure, in cui il ruolo di Elliott appare strategico. Con un particolare punto in comune: Paolo Scaroni. L’ex dirigente Eni, storico uomo di fiducia di Berlusconi, banchiere in Rotschild e membro del CdA dell’A.C. Milan, è un costante punto di riferimento per le trattative di Elliott.

A corollario di tutto ciò mancava soltanto il colpo di scena “finale”: ad aprile Vincent Bollorè, il finanziere bretone che controlla Vivendi, veniva fermato dalle autorità francesi con il sospetto di corruzione per presunte operazioni illecite in Africa. Pur non essendoci nessun legame diretto con quanto accaduto in Italia, è altrettanto vero che la notizia avrà probabilmente compiaciuto quei soggetti che in Bollorè vedono un personaggio ostile. Una sensazione suffragata dal fatto che il 4 Maggio, in occasione dell’assemblea societaria, Elliott ha battuto di un soffio Vivendi, raccogliendo la maggioranza dei voti, grazie all’appoggio della CdP stessa e buona parte dei soggetti istituzionali (Sia italiani che esteri). Una vittoria che per Elliott significa poter inserire nel CdA ben 10 membri (Rispetto ai 5 di Vivendi), alcuni dei quali “tecnici” dal passato illustre. Ad esempio Fulvio Conti, ex ad di Enel, oppure Rocco Sabelli, ex ad di Eni, Piaggio ed Alitalia. E infine Luigi Gubitosi, ex dirigente Rai,

Una complessa trama, riassunta per sommi capi, che pur essendo lontana dalla conclusione fa sorgere il sospetto, non totalmente campato in aria, che “dietro” a Elliott ci sia proprio Berlusconi…

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.