Rovinare una partita pressoché perfetta con un errore inspiegabile e decisivo ai fini del risultato. Si potrebbe riassumere in queste poche parole la prestazione di capitan Alessio Romagnoli. Una prestazione costellata da interventi puntuali su La Gumina, anticipi puliti e diagonali impeccabili per buona parte del match. A fronte di un errore commesso al 27′ del primo tempo in fase di disimpegno, che solo grazie alla scaltrezza di Donnarumma non aveva causato danni.

Nel secondo tempo la prestazione restava su buoni livelli, sia in marcatura sia in fase di ripartenza e costruzione dal basso. Fino all’episodio infausto che permetteva all’Empoli di agguantare il pareggio: un calcio di rigore provocato dallo stesso Romagnoli che cincischiando perdeva palla e quindi atterrava il neo entrato Mchedlidze.

Romagnoli continua a dare l’impressione del giocatore ancora incompiuto, che avrebbe tutto per far bene ma che non riesce a completarsi. Doti fisiche, tecniche e tempismo sulle palle alte non gli mancano ma per dare il meglio di sé ha tuttavia bisogno di un compagno carismatico in grado di “guidarlo”. Un compagno che evidentemente non può e non dovrebbe essere Musacchio e che a maggior ragione non potrà essere il neo acquisto Matteo Caldara. Il match dell’ex romanista rispecchia fedelmente quello dell’intera squadra. Una squadra che gioca un discreto calcio (in rapporto alla qualità della rosa) ma che non riesce a blindare il risultato, con l’inevitabile rischio di soccombere alle prime difficoltà, appena l’avversario alza i ritmi e si rende aggressivo.

Per Romagnoli e compagni la strada da percorrere per diventare competitivi è ancora molto lunga e complicata. Il compito di Gattuso si preannuncia particolarmente difficile. Non basterà lavorare sull’aspetto mentale. Per Romagnoli e compagni occorre migliorare innanzi tutto dal punto di vista tecnico e tattico. Solo con tali doti si può avere consapevolezza dei propri mezzi, in modo da giocare per 90′ ad alto ritmo e con il giusto livello di attenzione.

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.