Finalmente rimontiamo, finalmente battiamo una piccola

 Stavolta la coda della classifica sorride al Milan che espugna il Matusa raccogliendo nella ripresa i frutti del lavoro ai fianchi svolto nel primo tempo. La squadra di Stellone gioca un calcio organizzato, molto British, fatto di corsa, velocità e lanci lunghi, riesce anche ad andare in vantaggio sfruttando abilmente una ripartenza, ma poi viene messo nell’angolo e si affida a Leali. Il Milan anche quando è sotto nel punteggio non si scompone, tessendo la tela con pazienza e già nel primo tempo meriterebbe il pareggio, non riuscendoci per qualche errore di troppo sotto rete.

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COSA HA FUNZIONATO: stavolta l’avversario non riesce ad intimorirci con le armi della grinta e dell’aggressività. La squadra si piazza stabilmente nella metà campo ciociara, tanto da subire una ripartenza del Frosinone che sfrutta un errato posizionamento della difesa. Anche dopo il gol subito, l’atteggiamento non cambia, ancora di più per la ricerca del pari. A differenza di altre volte, pur soffrendo, la squadra non va in crisi di identità.

I SINGOLI: Bonaventura parte lentamente, ma poi lievita entrando nel vivo del gioco, entra nel gol di Bacca e poi chiude la partita. Montolivo fa girare bene la palla confermandosi il miglior recuperatore di palloni, Bertolacci accelera e rallenta quando serve, Abate sfreccia come un treno e stavolta segna così come Alex, Bacca è sempre in agguato e si fa trovare al posto giusto al momento giusto. Persino De Sciglio stavolta sembra più attivo ed attento. Honda coglie l’occasione datagli da Mastro Sinisa e fornisce alla manovra un contributo di qualità. Niang corre e si batte, sebbene con poca lucidità.

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COSA NON HA FUNZIONATO: passati in vantaggio, per un quarto d’ora ridiamo fiato alle speranze del Frosinone. Qualche errore sottomisura non ci consente di rimontare prima.

I SINGOLI: Donnarumma bravissimo tra i pali, un po’ meno con i piedi… Romagnoli compie un’ingenuità che poteva costare cara e non ci sarà col Bologna (meglio, servirà con la Roma…).

La prestazione di ieri pomeriggio va inserita nella lista di quelle migliori di questo scorcio di stagione. Andati sotto, abbiamo rimontato, per la prima volta quest’anno. Un bel segnale di fiducia. Non vincere sarebbe stato distruttivo per l’ambiente e per il futuro e per fortuna così non è stato. La squadra ha mostrato di poter giocare anche ad un ritmo più elevato e ieri quando ha accelerato lo ha fatto in maniera efficace. Sotto l’aspetto tattico, la presenza di Honda, più centrocampista di Cerci, ha consentito un maggiore equilibrio in mezzo al campo dove la coppia Montolivo-Bertolacci mi sembra la migliore tra quelle possibili. Bonaventura è un punto fermo. Niang, come la gara di Coppa ha avvalorato, gioca meglio (e segna) se sta nel mezzo. La difesa ha trovato una sua fisionomia. Peccato (non smetterò mai d ripeterlo…) per quei punti persi stupidamente, altrimenti adesso le prospettive avrebbero potuto essere molto diverse. Anche ieri, tra l’altro, un fallo netto su Bonaventura non viene visto dall’arbitro di turno. Mentre a San Siro la Lazio prende un rigore per una spinta identica a quella subita, sempre da Jack, contro il Verona.

Ma lasciamo stare, è Natale, è inutile. La sosta (spero) venga utilizzata in maniera proficua. Alla ripresa ci aspetta un periodo denso di impegni determinante per la stagione e, forse, per il futuro a medio termine:

6 gennaio : Milan – Bologna;

10 gennaio : Roma – Milan;

17 gennaio : Milan – Fiorentina;

20 gennaio : Milan – Carpi (quarti di Coppa Italia);

24 gennaio : Empoli – Milan;

27 gennaio : Semifinale di andata di Coppa Italia (auspicabile);

31 gennaio : Milan – Inter.

Sette partite in tre settimane e poco più. Al termine di gennaio sapremo, inequivocabilmente, chi siamo, dove siamo, e soprattutto, dove possiamo arrivare. Il calendario della Coppa Italia ci sta fornendo un’occasione unica ed irripetibile per centrare la finale dell’Olimpico.

Considerati gli avversari, si può andare agevolmente sino in fondo, senza squalificati e con la giusta fatica, mentre dall’altra parte del tabellone, chi uscirà fuori, dovrà sudare parecchio.

E poi, vediamo. In una partita secca, tutto può accadere.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.

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