Francia – Croazia: la finale di Davide contro Golia. La storia del pastorello Davide che, armato di una semplice fionda, uccide Golia, il temibile gigante dei Filistei in guerra con il popolo di Israele. E’ uno degli episodi più famosi della Bibbia. Simbolo della fede e del coraggio che trionfano sulla bruta violenza, stavolta di Bibbia calcistica si parla, con Modric nei panni di Davide e Mbappè in quelli di Golia. C’è un precedente gustoso: Mondiali di Francia, la sera di quell’8 luglio 1998, nella semifinale giocata a Saint-Denis. La Croazia accarezzò l’idea della finale giusto per un minuto: vantaggio firmato da Davor Suker (il quinto in quel Mondiale, saranno 6 con titolo di capocannoniere alla fine del torneo) e pari di Thuram, messo davanti a Barthez da un filtrante di Djorkaeff. Sono passati esattamente 20 anni da quando si infranse il sogno di quella giovane e talentuosissima squadra nazionale allora all’esordio mondiale. E sì, perché, ieri come oggi, era una Croazia in cui piedi buoni e genio abbondavano: c’è chi fatica a trovarne uno da mettere in cabina di regia e chi, come i croati, storicamente deve inventarsi qualcosa per far coesistere tutti i suoi cervelli.

Se volgiamo lo sguardo all’indietro tornando agli anni 70, quando ancora esisteva la Jugoslavia, ricordiamo la nazionale di quel Paese, del quale la attuale Croazia era solo una regione, come una rappresentativa di notevoli virtù tecniche spesso però non accompagnate da altrettanto raziocinio ed equilibrio. Andando avanti, rubrichiamo al 1990 l’ultima partecipazione alla Coppa del Mondo della rappresentativa nazionale Jugoslava: di quella squadra facevano parte Boksic, Prosinecky, Savicevic, Jarni, Suker, Stojikovic…gente mica male. La Jugoslavia riuscì poi a qualificarsi per gli Europei del 1992 ma venne esclusa dalla UEFA per i noti motivi legati alla guerra nei Balcani. Al suo posto giocò la Danimarca, seconda del girone. Quella che era una volta la Jugoslavia ha collezionato due quarti posti (1930 e 1962) ai Mondiali e due secondi posti ai campionati continentali (1960 e 1968).

Del gigante Francese sappiamo più o meno tutto, conosciamo luoghi, abitudini, usanze, pregi e difetti. Sappiamo ad esempio della zuppa di cipolle, fatta con cipolle, fette di pane integrale e spezie, delle famose lumache (escargot) che si possono trovare cucinate in differenti modi, dei dolci, e delle creme sia dolci che salate. Tra queste ultime troviamo il soufflé. Sappiamo del Camembert, tipico formaggio, inventato, secondo la leggenda, da Marie Harel nel 1791. Francia, detta anche patria dei diritti dell’uomo, o anche Grande Nazione (La Grande Nation), locuzione comparsa durante la rivoluzione e poi sotto Napoleone Bonaparte e ancora molto utilizzata oggi dai tedeschi ma in senso ironico.

Della Croazia cosa sappiamo? Intanto che ha una popolazione di 4.154.200 al 2017 (pensate che alla stessa data il Lazio ne contava 5.897.526…). Sappiamo che tra il 1102 e il 1918 fu unita al Regno d’Ungheria, seguendone le sorti e successivamente ha fatto parte della Jugoslavia fino al 1991 divenendone indipendente all’inizio delle guerre dei Balcani. Sotto l’aspetto gastronomico una delle preparazioni più originale è quella della carne di tìblizze del Međimurje, tipica dell’estremo Nord del paese. Le regioni della costa hanno subito gli influssi dei Greci, dei Romani, degli Illirie poi dei Veneziani. Nella cucina croata vi sono influenze sia italiane che francesi. Alcuni tra i più famosi piatti tipici sono essenzialmente a base di pesce appena pescato e cotto, servito con contorno di bietola (blitva) o patate (krumpir). Allo stesso modo si servono i frutti di mare, come le vongole (mušule), gli scampi (škampi), le ostriche (kamenice) e i mitili (dagnje). Un antipasto estivo molto comune è la salata od hobotnice, un’insalata di pollo con patate, cipolline e polpo. Gli influssi della cucina italiana (e specificatamente di quella veneziana) sono
presenti nei risotti (rižot), come lo crni rižot, il risotto al nero di seppia, o il rižot sa škampima, il risotto ai gamberetti. I dolci sono pochi, e il più comune è la palačinke (crepes), serviti con nocciole, marmellata o cioccolato. Nei dintorni di Ragusa si può assaporare la rožata, simile alla crême brulée, mentre sull’isola di Lissa il dolce tipico è la pogača, una focaccia sottile farcita. Sono noti in Croazia anche i ćevapčići.

La finale si gioca un giorno dopo il 14 luglio, festa Francese per antonomasia che ricorda la presa della Bastiglia nel 1789. Che sia un segnale del destino? Molti si chiedono come la grandeur d’Oltralpe non sia riuscita a far anticipare l’incontro per fare doppia festa in una volta sola! La Nazionale di Deschamps, obiettivamente, si fa preferire perché abbina quantità a qualità, forza fisica a velocità, titolari designati a rincalzi competitivi. La Francia è la Nazionale più equilibrata e con maggiori soluzioni offensive. Ha una difesa ben protetta e un attacco in cui tutti sanno sacrificarsi. Deve dimenticare la delusione degli Europei persi in casa contro il Portogallo. Sul fatto che sia destino la vittoria della Francia non sono affatto d’accordo i nipotini di Zorro Boban che sono in tutto e per tutto gli eredi della scuola calcistica slava di cui sopra. E’ pur sempre una finale e come si suole dire “le finali non si giocano bene, si vincono”.

La Croazia è squadra animata da totale spirito nazionalistico. Toglietevi dalla testa la possibilità che i croati possano anche solo per un momento considerare di aver già raggiunto il massimo risultato possibile. Hanno classe da vendere, agonismo, esperienza internazionale. Sono passati attraverso tre partite con extra-time ma alla fine correvano loro più degli altri. Un popolo intero li spinge verso la grande impresa e la storia.

Godiamoci la finale sperando in un grande spettacolo.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.