Gattuso, meriti e colpe della sua ultima stagione al Milan

La valutazione di un giocatore, nella singola partita o nel complesso di una stagione, si può fondare anche su dati numerico-statistici misurabili e perciò oggettivi: minuti giocati, chilometri percorsi, tiri effettuati, gol, assist, ecc.

Per un allenatore ritengo si debbano tenere in considerazione anche altri elementi spesso non misurabili e perciò soggetti ad un tipo di valutazione estremamente soggettiva.

Nel caso di , ho inteso individuare alcuni aspetti che nel corso della stagione si sono ripetuti e che per la loro ricorsività hanno inevitabilmente caratterizzato la sua stagione.

Ognuno può interpretarle come meglio crede, dando il peso maggiore a ciò che ritiene sia andato bene o a ciò che invece non è andato bene.


COSA E’ ANDATO

  1. Ha dimostrato di sapersela cavare nelle difficoltà nelle quali si è trovato, mettendo in piedi soluzioni tecnico-tattiche che a prima impressione sembravano irrealizzabili

  2. Ha fatto riemergere il “Milanismo”, la tradizione e l’attaccamento alla “maglia” ed ai colori sociali.

  3. Ha saputo incassare e rintuzzare i danni dovuti alla sua continua delegittimazione causata dalla valanga di nomi dei suoi possibili sostituti.

  4. Ha saputo gestire una transizione di proprietà tenendo unito il gruppo.

  5. Ha rigenerato Donnarumma, valorizzato Romagnoli, migliorato in fase difensiva Calabria, inserito bene Paquetà.

  6. Ha saputo preparare bene sotto l’aspetto tattico la partita, nel suo complesso. Nelle sue migliori esibizioni la squadra ha avuto (indipendentemente dalla tecnica) una sua logica, apparendo ben chiusa centralmente, concedendo praticamente nulla e attenta sui cross dalle corsie laterali riducendo al minimo la pericolosità dell’avversario.

  7. Molte volte ha saputo far funzionare il 4-3-3 ibrido (e come tale imperfetto, per la mancanza di un esterno sinistro di ruolo adatto al quel sistema di gioco) che ha ricevuto in eredità, adattando alla bisogna Calhanoglu, oppure trasformandolo quando serviva in 4-4-2 classico. In generale, però, quando abbiamo giocato a due punte siamo spesso andati meglio.

  8. Pur non utilizzando sempre pienamente la panchina, ha saputo spesso correggere il sistema di gioco in corso di partita, mostrando così una buona capacità di lettura dell’incontro.

COSA NON E’ ANDATO

  1. Non ha saputo trovare un’alternativa a Suso che ha purtroppo vincolato le prestazioni della squadra alle proprie. In tale senso, ha difeso (sin troppo) lo spagnolo schierandolo anche quando era evidente a tutti che fosse da mesi ormai impresentabile

  2. Le dichiarazioni di fuoco pre-Sampdoria (sconfitta per 0 a 2) rivelatesi, a posteriori, anticipatrici del distacco di fine stagione, hanno inciso sulle prestazioni della squadra che, guarda caso, di lì in poi piazza due prestazioni fredde ed anonime e soprattutto, non corre all’indietro sul contropiede dell’Udinese (partita successiva pareggiata 1 a 1). La Champions l’abbiamo persa lì.

  3. Troppe volte la squadra ha palesato un immotivato timore reverenziale di inizio partita, tramutando la prima frazione di gioco in un interminabile momento d’attesa e di studio dell’avversario e che si dissolveva soltanto al momento dello svantaggio (se non addirittura nel secondo tempo) quando dagli spogliatoi emergeva un’altra squadra per cause che forse non scopriremo mai.

  4. Si è troppo autoflagellato assumendosi (senza che qualcuno lo chiedesse) colpe anche non sue, scaricando i giocatori dalle loro responsabilità.

  5. La squadra ha troppo spesso giocato per metà partita, a volte il primo tempo, altre il secondo.

  6. Dopo la lunga rincorsa che ha portato la squadra al terzo gradino della classifica, c’è stato un evidente calo di prestazioni atletiche, specie in mezzo al campo dove per tutta la stagione tre (al massimo) sono stati gli arruolati. Alla base del calo c’è stata la prolungata (voluta?) assenza di alternative che avrebbero consentito di far rifiatare i predetti fedelissimi. La gestione di Bertolacci, Mauri, Montolivo è stata, dall’esterno, inspiegabile, a meno di gravi motivazioni di altra natura (e cioè non tecnica) che sinora non sono emerse e chissà se lo saranno in futuro.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.

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