Nella giornata dei calci di rigore passa la Croazia ai danni della Danimarca. Eppure non sembrava dovesse finire così. Infatti dopo 4 minuti le squadre erano in parità: a M. Jorgensen aveva risposto Mandzukic. Due gol abbastanza simili, segnati dall’interno dell’area di rigore, sotto misura. Di lì in avanti le squadre, forse pentite di aver scoperto le carte, troppo presto si acquietavano fronteggiandosi sulla linea mediana, cercando lo spunto per approfittare di un errore avversario. La Croazia teneva in mano il pallino del gioco, la Danimarca puntava sulla solidità della doppia linea di centrocampo e difesa. Minuto 19: episodio dubbio causato da uno scontro Mandzukic-Knudsen, con lo juventino che va in terra. Nulla di fatto.

La partita è equilibrata. Si registrano tentativi di Eriksen (minuto 22), Rebic (minuto 25), Braithwhite (minuto 26). La Danimarca comunque c’è. Croazia pericolosa in area al minuto 28, perché Rakitic tira impegnando Schmeichel, poi Perisic cicca due volte la sfera sprecando l’occasione. I Croati giocano palla a terra palleggiando, la Danimarca ogni volta che si trova in difficoltà o lancia lungo sulla punta o effettua cambi di fronte. Al minuto 38 un colpo di testa di Lovren su punizione di Modric spaventa i Danesi perché la palla esce di pochissimo a Schmeichel battuto. Il tempo si chiude con Eriksen che tira di destro (minuto 41) e con Rakitic che non sfrutta una svista della difesa danese e tira debolmente su Schmeichel. La ripresa inizia con la Danimarca che attiva Poulsen (niente male) il quale serve Braithwhite che però non riesce ad approfittarne (minuto 55). La partita è bloccata come tante altre, ogni errore potrebbe costare carissimo. Adesso sembra la Danimarca più intraprendente e la Croazia quasi ingessata nello sviluppo della manovra. La compattezza danese riesce a soffocare la migliore qualità tecnica avversaria. Ancora azione Poulsen-N. Jorgensen (subentrato a Cornelius) al minuto 72. Strinic soprattutto sembra in difficoltà di fronte agli scatti dell’esterno danese.

Nell’ultimo quarto d’ora riemerge la Croazia. Modric tira ma debolmente dal limite (minuto 76). Un minuto dopo Rebic impegna Schmeichel. Al minuto 84 Perisic spizza su cross di Pivaric (entrato per l’infortunato Strinic) e poi un minuto dopo viene anticipato nell’area piccola. Al minuto 86 Rebic a destra esegue dribbling e contro dribbling, poi serve al centro dove Perisic tira: palla deviata. Nel recupero (minuto 91) Rakitic effettua un violento tiro da fuori ma la palla è larga. C’è anche la Danimarca che su angolo al minuto 93 mette Braithwhite in condizioni di tirare senza esito. E si va ai supplementari. Le squadre inevitabilmente si allungano complice la stanchezza e a poco servono le opportune sostituzioni: Badelj, Kramaric, Krohn Delhi, fanno il loro ingresso sul campo di gioco. Si registrano un bel tiro di Schone al minuto 98 e un’azione di Kramaric al minuto 103. La Croazia però ha la grande occasione al minuto 113 quando Rebic, scappa alla difesa danese, salta Schmeichel e viene atterrato. Il rigore viene affidato a Modric che però si fa ipnotizzare dal figlio d’arte del grande Peter. E allora è destino che si vada ai rigori. Subasic non è da meno di Schmeichel, perché ne para tre. Schmeichel soltanto due. Avanti la Croazia, Danimarca a casa, ma anche stavolta è giusto così.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.