Quasi coetanei, uno italiano, l’altro ceco, uno vincitore di un sacco di trofei, l’altro assai meno, eppure sono stati entrambi due innovatori del giuoco del calcio, per usare un termine di matrice berlusconiana. Stiamo parlando di Arrigo e Zdeněk Zeman, due allenatori che, tra fine anni ottanta ed inizio anni novanta, hanno cambiato il calcio, o comunque hanno introdotto delle novità che sono state fonti d’ispirazione per i coach venuti dopo.

Entrambi da giovani non sono stati calciatori professionisti, l’italiano ha giocato nelle categorie minori, mentre il boemo non ha mai dato un calcio ad un pallone da calcio (gioco di parole voluto), eppure, grazie alle proprie idee e al proprio carattere, sono riusciti ad imporsi come allenatori di fama internazionale. Hanno sempre avuto in comune metodi di allenamento molto duri (tutti conoscono i “gradoni” zemaniani) ed una filosofia di gioco che prevedeva un’abnegazione completa in campo dei propri giocatori dal primo all’ultimo minuto.

Pur utilizzando due moduli differenti, Sacchi prediligeva il 4-4-2 (con centrocampo quasi a rombo), mentre Zeman preferisce da sempre un 4-3-3 a chiara trazione offensiva, hanno introdotto comunque schemi e movimenti che hanno portato all’evoluzione di questo gioco. Il “Profeta di Fusignano” è poi diventato famoso per aver assemblato, plasmato e guidato il Milan degli “Immortali”, guidato dal trio olandese Gullit Rijkaard Van Basten tra gli anni ’80 e gli anni ‘90. Il “boemo”, invece, deve la sua celebrità soprattutto alla cosiddetta “Zemanlandia”, ossia quel Foggia di inizio anni ’90 che passò dalla serie B alla quasi qualificazione alla Coppa Uefa nel campionato 1993/1994 , frutto del nono posto finale in classifica.

Se Sacchi poteva contare sul trio degli olandesi, Zeman ha avuto a disposizione nei suoi primi anni in Puglia il “trio delle meraviglie” composto da Francesco Baiano, Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi. Entrambi gli allenatori sono stati delle scoperte dei rispettivi presidenti, Berlusconi per quanto riguardo Sacchi e Casillo per Zeman, formando con i rispettivi direttori sportivi, e Pavone, dei team vincenti.

Piacciano o non piacciano, questi due coach sono entrati di diritto nella storia di questo sport.

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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