Il Mistero buffo rossonero

 Potremmo intitolare l’incontro “come eravamo”, ma ci sarebbe solo da commuoversi e questo sinceramente ce lo risparmiamo. Una volta Milan – Roma valeva per lo scudetto. Basti pensare alla stagione 2003-2004, non cento anni fa. Adesso vale qualcosa solo per gli uomini di Garcia, impegnati nel rush finale per la conquista di una sedia per la prossima Champions League. La realtà per noi invece è la ricerca di un risultato di prestigio che serva ad annacquare l’amaro calice di fine stagione in quest’anno di sofferenza e delusione. Per fortuna, mancano solo 4 giornate al termine di una delle stagioni più sofferte ed inutili che io ricordi, forse la più inutile insieme alla stagione 1997-1998, che si concluse con la “conquista” si fa per dire dell’11° posto in classifica. Ma è sabato e gioca il Milan e mentre le squadre entrano in campo, concentriamoci sulla attualità. Per noi si rivedono Abate ed Antonelli, Destro confermato centravanti, magari vorrà fare un brutto scherzo ai suoi ex colleghi. Per la Roma, Totti sta in panca, davanti tridente Ibarbo-Doumbia-Gervinho. Bella coreografia a San Siro sulla scia della presentazione della maglia della prossima stagione, discreto pubblico (meglio delle precedenti serate) e qualche striscione polemico.

Via, si parte. Nemmeno un minuto e Gervinho vola sulla sinistra e mette in mezzo, Paletta libera sull’accorrere di Doumbia. Come col Napoli e col Genoa, anche stavolta prestiamo il fianco all’avversario. Tre indizi fanno una prova. Dubbio Amletico: avessimo l’orologio col fuso orario sballato?

La Roma sembra in palla, e De Rossi tira alto dal limite. La squadra giallorossa palleggia con qualità cercando di conquistare il centro del campo. Dall’altra parte, Destro viene beccato un paio di volte in off-side. Noi osserviamo prudenti ma nemmeno molto preoccupati. Gli attaccanti della Roma fanno tourbillion, come si dice in questi casi, spostandosi in continuazione. Fitte le trame dei centrocampisti di Garcia. Alex libera su un cross radente di Pjanic, poi Florenzi va sul fondo e la mette, Diego Lopez abbranca in terra. Nel mezzo, primo tiro di Jack che non mette ansia a De Sanctis. Ma ci siamo anche noi. Cambio di gioco per Antonelli, colpo di testa a seguire per Honda che in area tenta il pallonetto: bella la risposta di De Sanctis, angolo. Roma pericolosa su azione d’angolo: colpo di testa di Manolas sul palo e sulla mischia susseguente libera la difesa. Ancora in evidenza Honda, che si libera sulla trequarti ma tira alto.

Clamorosa topica di Tagliavento (e come ti sbagli…) che inverte un fallo di Manolas su Destro che stava scappando verso la porta: questione di prospettiva?

Il centravanti si muove bene, appare in serata migliore che nel passato mentre Honda cerca libertà tra le linee per tirare o piazzare il passaggio filtrante. Dopo un buon inizio della Roma, la partita è equilibrata e non sembrano esserci tutti questi punti di differenza. Tremiamo per una punizione di Pjanic senza esito, poi esce Gervinho stirato ed entra Ljajc. Poli come al solito pedala duro ed è ovunque, Destro ruba un bel pallone e Abate vola sulla fascia e si guadagna un angolo. Non stiamo a guardare insomma. In fase di non possesso palla, si vede distintamente un 4-5-1, attento a non lasciare spazi ed appena si ruba palla, Jack e Honda guidano il contrattacco, come quando van Ginkel va via a sinistra e crossa, Jack colpisce di testa e da modo a De Sanctis di esibirsi in un bell’intervento in angolo. Già due belle parate del portiere romanista, mentre Diego Lopez risulta stranamente ancora inoperoso. Adesso sembra essersi spenta la spinta inziale della Roma. Destro ruba palla sulla linea di metà campo, serve Honda che corre veloce fino sul fondo e crossa. Van Ginkel arriva da dietro, beffa tutti e infila sotto le gambe di De Sanctis! Il giapponese sembra essere un grosso problema per Torosidis che si becca un’ammonizione. La partita adesso scorre veloce, loro tentano di reagire con Florenzi e Ljajc, ma senza grossi risultati. Al termine del primo tempo il taccuino annota due belle parate di De Sanctis mentre loro sono stati pericolosi solo su palla ferma. Commento: l’allenatore è lo stesso, i giocatori anche… Cosa è cambiato? Non capisco e sono perplesso. Sta di fatto che ho visto un bel primo tempo alla pari di quello con il Napoli, nell’ormai lontano dicembre 2014. Compatti e attenti, sembriamo più vivaci anche sul piano atletico. Speriamo di tenere botta anche nella ripresa. La Roma è stata messa sotto dopo un buon inizio, merito nostro, certo, anche se Ibarbo e Doumbia sembrano appena usciti dall’album delle figurine Panini. Secondo tempo. Si riprende da Honda che riparte e crossa, De Sanctis para. La Roma riprende e tessere la tela e preme al limite dell’area ma ci difendiamo bene e con ordine, Ljajc su punizione tira altissimo. Honda dilaga sulla destra, con Abate forma un trenino veloce e guadagniamo un bell’angolo. Il giapponese sta bene (Torosidis non lo regge) tiene il confronto sul piano fisico e palla al piede è devastante. Per la Roma, Florenzi effettua un bel tiro dalla destra con palla che sibila di non molto al lato di Diego Lopez che osserva sicuro. In panchina Pippo sbuffa furiosamente, dall’altra parte Totti sembra piuttosto assente. Garcia si stanca di giocare in nove, esce l’inutile Ibarbo per Iturbe. Appena recuperiamo palla, subito verticalizziamo per mettere in crisi i centrali giallorossi. Il nostro condottiero è ancora Honda: sulla destra è immarcabile, va sul fondo e crossa, Destro sale in cielo come Hateley nel 1984 e la mette in rete. Non ci credo, raddoppio! Siamo talmente convinti e pompati che poco dopo Jack si permette uno svolazzo di tacco per servire Antonelli. In mezzo al campo non cediamo un metro. Ancora Honda, sciaborda dalla parte di Torosidis (domanda di parte giallorossa, ma perché Garcia non cambia la marcatura sul giapponese? E’ evidente che il greco è alle prese con qualcosa di troppo grande per lui. Risposta di parte rossonera: meno male), cross in area Poli (maledizione!) non ci arriva, poi Jack ruba palla a Florenzi e tira facendosi ingolosire, palla al lato! Garcia sconsolato sta seduto in panca mentre i nostri approfittano degli ampi spazi che la Roma (che si scopre) offre al nostro contrattacco veloce. Per me Poli (staccategli la corrente…) e Honda su tutti. Cambiamo Antonelli sofferente al pube, per Bocchetti, mentre Alex mura Doumbia. Garcia non sa più a che Santo votarsi e fa entrare San Francesco Totti (per Pjanic) che San Siro applaude. E siccome la partita rischia di diventare noiosa, ci pensa Tagliavento (e come ti sbagli…) a ravvivarla. Rimpallo innocuo in area tra De Jong e Iturbe, come il G. Dubol della settimana enigmistica ne combina un’altra delle sue, dando retta al suo collaboratore a fondo campo e assegnando un rigore che non ha visto nessuno. Totti segna tirando male, ma segna. Esce Destro, molto bravo, entra Pazzini. Ancora Honda fa venire il mal di testa a Torosidis e dà a Van Ginkel, scambio con Pazzini che tira fuori. Però l’incontro è riaperto, la Roma ci crede e noi accusiamo un po’ di fatica. Torosidis tira di poco fuori. Iturbe, vivacissimo, si accentra e tira, Diego Lopez si tuffa e si sgranchisce i muscoli col primo intervento della serata. Alex alza la bandiera bianca e cede il posto a Mexes. Reggiamo l’assalto disperato della Roma. Su pericoloso angolo, e susseguente azione di Iturbe, Nainngolan tira alto. Pazzini lotta come un leone su ogni pallone, guadagna falli su falli, tenendo la Roma lontano dalla nostra area. L’ultimo sussulto, mentre Inzaghi viene cacciato per proteste e Abate e Mexes si fanno ammonire, è su punizione centrale di Totti che Diego Lopez para con sicurezza, poi tutti a casa.

Commento: bella prestazione, ai livelli del giorne di andata, come contro il Napoli, l’Udinese, la Lazio a inizio stagione. La squadra si è mossa in modo più coordinato, è stata concentrata e attenta, anche atleticamente è apparsa in serata, riuscendo a contenere l’inevitabile assedio finale.

Come detto, Poli e Honda sugli scudi, bene anche Jack e Abate. Nel calcio il numero dei gol che segni non è funzione del numero di attaccanti schierati. Tutti i moduli hanno la stessa dignità, perciò anche quello di stasera. Sapersi difendere deve essere considerato un merito e noi stasera lo abbiamo fatto. La partita sembrava già terminata, meno male che ci si è messo Tagliavento a ravvivarla, altrimenti sai che noia.

Adesso tutti disquisiranno sull’assenza di Menez, dimenticando i gol e le belle giocate che ci ha regalato durante la stagione… La partita aggiunge elementi al Mistero buffo rossonero di questa stagione. Per chi non lo sa, Mistero buffo è di fatto un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati ad alcuni brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. È recitato in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi fortemente onomatopeica detta grammelot, che assume di volta in volta la cadenza e le parole, in questo caso, delle lingue locali padane.

Il punto centrale dell’opera è costituito dalla presa di coscienza dell’esistenza di una cultura popolare, vero cardine della storia del teatro ma anche di altre arti, che per l’autore è stata sempre posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale.

Applicata alla nostra vicenda, quello dell’altra sera è uno dei tanti (in verità non abbastanza…) monologhi cui abbiamo assistito quest’anno. Abbiamo avuto l’ennesima conferma che esiste una cultura popolare anche nel calcio, quello sano e genuino, elementare ma efficace, fatto di attenzione sacrificio, concretezza, rispetto alla cultura ufficiale del momento del comandare il gioco e dominare l’avversario. La lingua di stasera, il grammelot piacentino di Pippo che forse un’idea, magari solo una, ma chiara, ce l’aveva. Ma ormai è troppo tardi.

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