bertolacciTutti voi, almeno una volta nella vita, avrete visto alla televisione una trasmissione sulle reti Mediaset che si chiama “Mai dire gol”, magistralmente condotta dalla Gialappa’s band.

Negli anni ’90, tra i protagonisti della trasmissione c’erano Aldo, Giovanni e Giacomo, noto trio comico milanese che deliziavano il pubblico con le loro gag divertenti e grottesche, per alcuni aspetti. In particolare, Giacomo, presentava un personaggio vestito in calzamaglia nera e con indosso una particolare mutanda, che andava e veniva davanti alla telecamera munito di una bottiglia con la quale mimava il gesto di darsi delle grandi randellate lì dove non batte il sole.

Ove fosse stata vera, la cosa non sarebbe né simpatica né piacevole. Proprio perché inverosimile ed esagerata, generava, nella sua dinamica, fragorose ed incontenibili risate: perché qualcuno dovrebbe farsi del male da solo?

Quel personaggio era Tafazzi da cui deriva il cosiddetto “Tafazzismo”, cioè la propensione a farsi del male in autonomia e senza alcun motivo.

Girando per i social network in questi giorni, vedo che anche tra i milanisti il Tafazzismo purtroppo ha preso piede. E mi riferisco all’ingaggio di Andrea Bertolacci.

Ne parlai in un mio articolo post finale di campionato nel quale, personalmente, auspicavo l’arrivo del giocatore, cui il Milan era apertamente interessato da quest’inverno.

Dobbiamo necessariamente fare un po’ di ordine, altrimenti difficilmente ne veniamo fuori. Allora partiamo come sempre dai dati di fatto, che sono oggettivi e non passibili di interpretazione:

  • il ragazzo, italianissimo, ha 24 anni, ed è nel giro della Nazionale;

  • lo scorso campionato ha segnato e fatto assist lui da solo di più di tutto il centrocampo rossonero;

  • può giocare in tutti i ruoli del centrocampo e all’occorrenza, anche da trequartista;

  • per giocare nel Milan ha rinunciato alla Champions League con la Roma.

Basta? Per me si, e avanza anche.

Se poi qualcuno obietta che il costo di 20 milioni è eccessivo, obietto io che gli stessi che ne contestano il prezzo, sono gli stessi che ne avrebbero contestato il mancato ingaggio se qualcuno lo avesse preso a 15.

La fregatura se così si può dire è che Preziosi non è riuscito a riscattarlo, perché con il Genoa la trattativa sarebbe stata più semplice e il costo economico sarebbe stato mitigato dall’inserimento di qualche altro giocatore.

A chi si “lamenta” ancora, cito solo per la cronaca i nomi di tre giocatori dell’epoca che fu, che hanno ingloriosamente indossato la casacca rossonera e che forse non tutti ricordano o fanno finta di non ricordare:

  • Roberto Scarnecchia, centrocampista, cui fu affidata la gloriosa maglia n° 10 del Milan che fu di Schiaffino e Rivera e non solo, e che adesso fa il cuoco ristoratore;

  • Andrea Manzo, centrocampista, già sposato con la schermitrice Dorina Vaccaroni e per questo all’epoca ribattezzato il “sig. Vaccaroni”;

  • Giuseppe Incocciati, dal ruolo indefinito, un po’ punta, un po’ centrocampista (scarso in tutti e due i ruoli), che dopo aver tentato la strada della panchina, adesso pontifica dietro un microfono.

Io, purtroppo, li ho visti giocare. Bertolacci, anche con una gamba sola, è più forte di tutti e tre messi insieme. Garantisco.

Smettiamola di farci del male da soli. Il Tafazzismo lasciamolo ad altri.

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio