Premetto, io, come spesso accade quando non giocano le mie squadre del cuore, rimango neutrale nel vedere partite o finali. Il mio cuore batte per una squadra, delle altre sinceramente mi interessa poco. Da allenatore però mi piace guardare la partita, prendere spunti, studiare o comunque godermela.

Sinceramente penso che quest’anno la Juventus abbia sprecato una grande occasione perché le differenze tra gli uomini in campo delle due squadre erano minime, entrambe hanno giocatori d’esperienza, di valore, capaci di trovare colpi di genio in grado di ribaltare una partita. Puntavo molto sui bianconeri in quanto, a mio avviso, dotati di un sistema tattico e di gioco superiore a quello del Real Madrid, per non parlare poi di una difesa coriacea, arcigna, quasi invalicabile, la famosa BBC che con Buffon diventa la B3C. Certo i Blancos possono contare su Ronaldo, ma anche il Barcellona aveva Messi, Neymar e Suarez che però sono andati “in blanco”, pardon “in bianco”.

Eppure nella mia analisi prepartita mi sono dimenticato di un aspetto fondamentale, un errore che molti, come me, hanno commesso. Sto parlando l’attitudine a giocare le finali, o meglio, l’attitudine a vincere le partite secche e decisive. Non so se si tratti di un fattore genetico, di un qualcosa che si può allenare, di una mentalità specifica o semplicemente di fortuna, ma questo fattore alla Juventus manca ed è innegabile. Nove finali Champions di cui sette perse evidenziano questo limite. E’ inutile che Buffon parli nell’intervista di fine partita di episodi sfavorevoli, sì, sono successi e potranno succedere ancora, però, se vuoi vincere, devi essere un carrarmato. Devi passare sopra tutto e tutti, spazzando via la sfortuna con le tue forze.

Ciò che mi ha colpito ad inizio partita è stato l’atteggiamento dei giocatori delle due squadre: nella Juventus facce serie, tese, preoccupate, nel Real Madrid sorrisi, scherzi e volti quasi “rilassati” mentre i Black Eyed Peas si esibivano nella loro performance. Forse la differenza sta anche in questo. Fatto sta che dopo due ore Sergio Ramos ha sollevato al cielo la duodécima portando i blancos nella storia, mentre per la Juve è iniziato il tempo dei processi, dei giudizi, delle valutazioni condite da quella delusione che in Europa sta diventando in maniera preoccupante la regola.

Concludo rispondendo alle dichiarazioni di Agnelli; caro Andrea, il calcio è infame ed andarci vicino conta e ha un senso solo nel gioco delle bocce! Qui si ricordano solo i vincitori, chi segna un goal in più dell’avversario.

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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