Juventus – Milan: l’analisi a freddo

 Sembrava la trama di un film in cui i buoni vincono sui cattivi quando Bonucci, in mezzo a Barzagli e Chiellini, infilzava Buffon e strozzava i fischi in gola allo Stadium con una sciacquata di colluttorio. Un film che poi è diventato un horror con la zuccata di Cuadrado e il tiro di Khedira che hanno fissato il risultato.

Ancora una volta il Milan torna sconfitto da Torino e da un Allianz Stadium che, di riffa o di raffa, sembra inviolabile al Diavolo. Eppure stavolta il Milan non si è presentato come un animale al macello, non è stato in balia degli avversari ma li ha messi in difficoltà difendendosi bene con le garanzie Romagnoli e Bonucci e ripartendo discretamente con gli esterni. Un Milan che è stato vicino al “colpo gobbo” se quel siluro partito dal destro di Chala fosse stato 2 cm più basso. Ma si sa, il calcio è fatto di episodi e al Milan quest’anno a favore ne sono girati ben pochi: noi traversa, loro con Dybala “rimbalzello” strano che inganna Donnarumma.

Ma la dea bendata non può essere l’unica artefice della sconfitta. Gattuso lo sa. Mirabelli lo sa.

Ringhio striglia i suoi sia in conferenza pre-partita che nel post gara: bisogna alzare l’asticella, cambiare mentalità; questo Milan non può avere cali di tensione perché quando li ha subisce. Ma Ringhio sa anche che ha una squadra di 11 elementi che non possono andare sempre a duemila, soprattutto dopo una preparazione rifatta a dicembre. Bonaventura non è in forma, Biglia non può giocare due volte a settimana, Chala non è un tornante e Rodriguez gioca ininterrottamente da luglio (capita quando si hanno 5 terzini in rosa di cui uno rotto e due ex atleti). Non è un caso se i gol presi arrivano da loro incertezze.

A Torino abbiamo pagato stanchezza, mancanza di cinismo e panchina corta. Allegri dice bene che i cambi hanno fatto la differenza perché se a loro entrano Douglas Costa e Cuadrado e a noi Montolivo e Kalinic in versione beccamorto (perché ancora lui poi?) allora il divario diventa incolmabile. E i numeri lo testimoniano: alla Juve bastano 4 tiri in porta per fare 3 gol, al Milan ne servono 6 per farne uno.

La rincorsa Champions è diventata quasi impossibile, ma la strada tracciata per il futuro pare quella giusta. Nuovi innesti di cui due titolari e una pulizia degli esuberi in Estate saranno la seconda fase della ricostruzione iniziata l’anno scorso per riprendere la caccia all’Europa che conta. Sperando di iniziarla a settembre e non a gennaio perché come disse il poeta di Corigliano Calabro “mi brucia il culo continuare a perdere così”.

Gabri Shaka

Gabriele, 26 anni, milanista da due generazioni. Filosofo e neuroscienziato, amo il Milan dal '97, il primo anno che ho iniziato la raccolta dell'album Panini. I ricordi più belli sono il pallonetto di Inzaghi contro l'Ajax e le lacrime di gioia dopo la vittoria di Manchester. Amante dei numeri 10 ormai scomparsi, pugnalato al cuore quando da Rui Costa e Seedorf si è passati a Honda.

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