Si conferma la tradizione negativa del mese di settembre per il calcio Italiano e al Dall’Ara di Bologna ne viene fuori un pari con la Polonia, per la verità scesa in campo con un atteggiamento molto conservativo. Solo un anno fa, la Spagna ce le menava di brutto chiudendo l’epoca Ventura. Sempre nel mese settembre sono collocate molte delle brutte figure rimediate nel corso dei secoli passati e in ricordo delle quali in molti Paesi d’Europa si brinda ancora. Possibile che nessuno voglia arrivare a comprendere che i nostri campionati iniziano troppo in ritardo rispetto a quelli delle altre nazioni? Persino Ventura che non era un’aquila in fatto di QI ci arrivò. Niente, pervicacemente, andiamo avanti nel farci del male da soli, mentre nel fine settimana del 4 e 5 agosto i calciatori inglesi, semifinalisti al Mondiale, erano già in campo nella prima giornata della Premier League.

Mancini si lamenta dello scarso numero di giocatori Italiani che calcano i campi di gioco della nostra serie A, ma poi lascia a casa Calabria e Cutrone, mette dentro solo nella ripresa il figlio d’arte Chiesa e ciò ci perplime non poco. E che dire poi di Barella e Benassi titolarissimi nelle loro squadre di club? Inoltre, l’uomo di Jesi rilancia il figliol prodigo Balotelli dimenticando i ben noti litigi in quel di Manchester. La squadra appare sconnessa nel primo tempo, meglio nel secondo dove tutto sommato non dispiace. Certo di lavoro da fare c’è n’è tanto. Proprio Balotelli però risulterà il peggiore in campo, avulso dal gioco e apatico il fu Supermario caracolla per il campo come un personaggio in cerca d’autore: fisicamente inguardabile, tocca (male) pochi palloni, gioca a testa bassa. Meglio di lui Belotti, volenteroso, presente e che verticalizza per Chiesa in occasione del penalty.

Sugli scudi Donnarumma, autore di interventi risolutivi sino alla marcatura di Zielinsky. Complessivamente, bella la prestazione del portierone che appare aver superato il momentaccio post finale di Coppa Italia e ci fa sperare al meglio anche in campionato. Tra Zappacosta e Biraghi non viene fuori un cross degno di questo nome e in molti dovrebbero chiedere scusa ad Ignazio Abate. L’ineffabile Gagliardini è lento e troppo compassato, poco presente, perciò non ci siamo proprio. Altro fantasma della serata Insigne, autore della ennesima prestazione opaca in maglia azzurra perché non riesce ad essere leader, non salta mai l’uomo. I due Dioscuri centrali così così. Benissimo Chiesa che, pur avendo giocato poco, ha dimostrato cosa devono fare i suoi compagni, che possono e devono avere un rendimento più elevato. Bernardeschi si impegna ma fallisce qualche occasione di troppo. Negativo Pellegrini al quale evidentemente non fa bene la Roma attuale, mentre il buon Sarri ha pensato bene di mandarci il cugino scarso di Jorginho il quale perde la palla velenosa che porta al gol degli ospiti e poi si rifà parzialmente segnando il rigore del pari. Bene, ossia meglio, il sempre affidabile Jack nel periodo in cui è stato in campo.

Insomma, siamo 19esimi nel ranking FIFA. È dal 2004 che non vinciamo nulla a livello di nazionale Under 21. Non ci siamo qualificati agli ultimi Mondiali né tantomeno alle ultime due Olimpiadi. Non vinciano la Champions dal 2010 e l’altra competizione Europa, comunque essa si chiami, dal 1999. Non abbiamo un Presidente federale e a tutt’oggi non sappiamo quante squadre parteciperanno ai campionati di serie B e C. Non vinciamo una partita ufficiale da un anno (Albania 2017). Se perdiamo col Portogallo (peraltro privo del Rubentino) si scende nella serie B della Nations League, posizione che ci rappresenterebbe indubbiamente al meglio, siamo sinceri. Però nel frattempo ci si accapiglia sul colore della fascia da capitano e sull’argomento si minacciano sanzioni pecuniarie. Avanti così miei prodi. Ah, poi, abbiamo fatto 1 a 1 con la Polonia…vabbè, dai, è un dettaglio.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.