La rivoluzione cinese

 Tempo di affari per Silvio Berlusconi. Dopo aver venduto Mediaset Premium ai francesi, dopo mesi (anni?) di stupide voci e di falsi annunci, di fantomatici quanto inconcludenti mister Bee e mister Pink, forse qualcosa di grosso che riguarda il Milan accadrà davvero, ma senza i suddetti personaggi dal cognome corto.  A quanto pare una cordata di dieci imprenditori cinesi è seriamente intenzionata ad acquistare il club rossonero. Un’operazione che, se avallata da Berlusconi, porterà quest’ultimo a diventare, gradualmente, prima presidente onorario e poi semplice tifoso della squadra di cui per 30 anni è stato il proprietario – padrone. Tutto potrebbe concretizzarsi entro luglio. Si parla di 300 milioni per una percentuale tra il 60 e il 70%  e una valorizzazione di circa 500 milioni, non comprensiva dei debiti.

Se tutto si tramuterà in realtà, si tratterà di una vera e propria rivoluzione, perchè, udite udite, arriverà un nuovo amministratore delegato al posto del discusso e discutibile tandem composto da AG e BB, sul quale ognuno sembrava pedalare in direzioni opposte. La chiave di volta sarà la riproposizione del progetto di uno stadio di proprietà, fatto valutato di assoluta importanza per consolidare i ricavi. Del resto non ci vuole certo un genio per capirlo, basta guardare ad altre realtà italiane, per non parlare di quanto accade fuori dai confini nazionali, dove il discorso è perfino amplificato.

Nils

Seguo spesso l'istinto. Ai tempi delle scuole elementari decisi di tifare Milan. Nell'autunno 2013 mi venne l'idea di creare questo sito (online dal primo gennaio 2014). Considero normale, anzi indispensabile, un certo livello di faziosità, specialmente quando si parla di calcio, l'importante è non esagerare con la dose. Notate bene: a volte scrivo cose senza senso, perciò non prendetemi troppo sul serio.

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