Braccio destro dell’Amministratore Delegato Marco Fassone, Direttore Sportivo del club e responsabile dell’Area Tecnica societaria: sono questi i ruoli affidati a Massimiliano Mirabelli, poco più di un anno fa, nell’aprile del 2017.

Al termine del campionato, persino dopo aver blindato la qualificazione diretta alla prossima Europa League, grazie alla convincente prova casalinga contro la Fiorentina, l’analisi della stagione non può essere altro che quella perfettamente delineata dall’Amministratore Delegato rossonero Fassone: “Se risaliamo all’estate scorsa le aspettative erano di fare di più. Pensavamo di arrivare nelle prime quattro con una previsione di 72 punti e se guardiamo il bicchiere sotto questo aspetto lo troviamo mezzo vuoto, ma se guardiamo il girone di ritorno allora vediamo il bicchiere mezzo pieno, perché si è vista una squadra in crescita. Col senno di poi ho visto cosa è successo a tutte le squadre di serie A dopo il cambio di proprietà: tutte erano arrivate al primo anno fra il 5° e l’8° posto. Quindi cautela, il primo anno è di costruzione e si inizierà a raccogliere dal secondo anno.”

La sessione di calciomercato 2017 registrava infatti undici nuovi calciatori, per un ammontare di circa 230 Milioni di Euro in cartellini (e conseguente ritocco verso l’alto del già cospicuo monte ingaggi). Ai quali si aggiungeva quel ristretto ma consistente “zoccolo duro” di giovani calciatori che il Milan acquistato dai cinesi aveva ereditato dalla precedente proprietà: Suso, Donnarumma, Bonaventura, Calabria e Romagnoli. Con una base di partenza del genere chi avrebbe pronosticato una stagione sostanzialmente identica a quella targata Montella/Galliani 2016/2017, nella quale il Milan aveva ugualmente ottenuto il sesto posto in classifica, con un solo punto in meno rispetto ai 64 punti raccolti da mr. Gattuso e dai suoi ragazzi ? Probabilmente nessuno. Eppure a posteriori individuare le cause di una stagione così deludente risulta abbastanza immediato, anche se può apparire semplicistico: mancanza di un bomber vero e qualità tecniche, tanto a centrocampo quanto in attacco.

Tre acquisti emblematici

Kalinic (25 milioni), Biglia (20 milioni) e Bonucci (42 milioni), la “colonna” portante del nuovo Milan, hanno reso molto meno delle attese. Il croato ha terminato il campionato a quota 6 reti, nella sua peggior stagione da quando è in Italia. Biglia non è stato in grado di prendere in mano il centrocampo come la società era convinta potesse fare (Per non parlare degli infortuni ai quali l’argentino é troppo spesso soggetto). Bonucci, dopo un inizio di stagione thrilling, ha concluso con una seconda parte di campionato soltanto sufficiente, aiutato da una buona intesa col compagno di reparto Romagnoli.

Le giovani promesse

Conti e Kessie, 54/55 milioni in due, possono essere comunque considerati discreti acquisti. Il primo, nonostante abbia saltato completamente la stagione a causa degli infortuni, avrà certamente modo di esprimersi e mettere in mostra le proprie doti. Il secondo, con continuità e determinazione, ha espresso sul campo qualità e forza fisica, sebbene debba limare ancora alcuni dettagli per poter diventare un top player. Acquisto comunque positivo: senza ombra di dubbio il più azzeccato tra gli undici nuovi volti in casa rossonera.

Le scommesse fallite

Andrè Silva e Mateo Musacchio: giocatori impiegati col contagocce durante tutto l’arco della stagione nonostante un esborso complessivo di circa 60 milioni. Score misero per l’attaccante portoghese: 24 presenze, per lo più entrando a partita in corso, e sole due reti messe a segno in campionato. Praticamente ingiudicabile il difensore spagnolo: 15 presenze caratterizzate spesso da prestazioni poco confortanti. Giocatori ancora (più o meno) giovani, 22 e 27 anni rispettivamente, con doti fisiche e tecniche per potersi esprimere su buoni livelli. Da qui ad affermare che possano diventare fuoriclasse o anche soltanto giocatori “da Milan”…

Le incognite

Tralasciando Antonio Donnarumma (1.5 milioni), l’undicesimo mirab(ell)olante acquisto dell’estate rossonera, restano da valutare tre giocatori che hanno avuto un rendimento altalenante: Hakan Calhanoglu (22 milioni), Ricardo Rodriguez (18 milioni) e Fabio Borini (5.5 milioni). Il fantasista turco nella seconda parte stagione, dopo un inizio molto stentato, è cresciuto in maniera consistente, per caparbietà e qualità delle giocate, ritagliandosi un ruolo da titolare dietro la prima punta. Il terzino svizzero, al contrario, è stato tra i primi a inserirsi e sembrare a suo agio nel ruolo, ma col passare delle partite ha subito un’involuzione poco comprensibile, diventando poco convincente in entrambe le fasi di gioco. Il calciatore ex Sunderland e di scuola Roma (5.5 milioni), nonostante evidenti limiti tecnici, ha interpretato in maniera sufficiente il “ruolo” per il quale é stato acquistato su indicazione di Mirabelli: il jolly. Chiamato spesso in causa a partita in corso ha saputo rendersi utile in più posizioni, come terzino destro, come centrocampista di fascia e infine come attaccante esterno (il suo ruolo naturale).

Come giudicare, alla fine dei giochi l’operato dirigenziale, e di Mirabelli in primis? Le classifiche di rendimento, reparto per reparto, di tutti i giocatori della serie A parlano chiaro: nessun portiere, nessun difensore, nessun centrocampista e nessun attaccante rossonero è presente nelle prime cinque posizioni delle rispettive graduatorie. La sola classifica in cui il Milan svetta ai vertici, in seconda posizione e a un’incollatura dalla prima, è quella dell’affluenza media degli spettatori allo stadio (San Siro): 52690. Pur considerando tutte le attenuanti del caso (primo anno di gestione societaria, necessario ambientamento, avvicendamento sulla panchina, molti giocatori nuovi da amalgamare, etc.) il mercato estivo condotto dal D.S. Mirabelli non può quindi altro che essere considerato fallimentare: molti milioni spesi, per giocatori incapaci di determinare un salto di qualità rispetto alla stagione precedente. Nonostante ciò l’Amministratore Delegato Fassone sembra intenzionato a confermare il dirigente nel ruolo di Direttore Sportivo, consapevole forse del fatto che un eventuale “esonero” significherebbe ammettere anche un proprio fallimento…

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.