Il CDA di domani sarà un importante, se non fondamentale, crocevia per il futuro del Milan. Sarà il Consiglio di Amministrazione in cui la società rossonera chiuderà ufficialmente la breve e burrascosa parentesi cinese per iniziare la nuova avventura americana. Una gestione che speriamo sia lunga, anche se ci crediamo poco, virtuosa (questo deve essere e, con ogni probabilità, sarà il must della nuova società), fortunata (qui non ci possiamo fare nulla) e vincente (il nostro vero desiderio).

Usciranno di scena quindi i rappresentanti cinesi insieme al nostro oramai ex presidente Yonghong Li ed entreranno gli uomini di fiducia di Paul Singer. Il magnate americano sembra intenzionato a stravolgere e non poco il management rossonero che vedrà con ogni probabilità l’uscita di Fassone e la fiducia a tempo per Mirabelli. Nella nuova società “italoamericana” un ruolo di spicco dovrebbe assumerlo Leonardo, si, il grande Leonardo, colui che è stato prima “delizia” (per i suoi anni da giocatore e i primi anni da dirigente) e poi “croce” (considerando il tradimento dovuto al passaggio all’Inter). Oltre al brasiliano sono sempre più insistenti le voci che vogliono l’approdo sulla panchina rossonera di Antonio Conte, ex nemico storico ai tempi della Juventus.

Per una volta però ragioniamo con il cervello e non con il cuore che, proprio per i loro precedenti, non li vorrebbe alla guida della società e della squadra. Leonardo non ha mai convinto da allenatore, ma questo non si può dire per il suo ruolo dirigenziale. Ovunque abbia operato da dirigente l’asso brasiliano ha sempre svolto il proprio lavoro molto bene ed ha sempre lasciato un ottimo ricordo di sé. In aggiunta ha fama internazionale ed un alto livello di competenza ed esperienza, oltre al fatto di conoscere molto bene l’ambiente Milan. Personalmente sarei favorevole ad uno suo ingresso nella nuova società.

Altro discorso deve essere fatto per Antonio Conte, un giocatore prima e un allenatore poi, che non ha mai vissuto l’ambiente rossonero. Eppure il feeling tra l’allenatore leccese ed il Milan è un qualcosa che esiste da tempo, un sentimento nemmeno troppo nascosto che per diversi motivi non si è mai potuto sviluppare e consumare. L’oramai ex coach del Chelsea era infatti stato ad un passo dalla panchina rossonera quando lasciò quella della Juventus qualche anno fa, ma, poi, per ragioni ancora tutte da chiarire, non se ne fece nulla. Conte, infatti, divenne subito dopo c.t. dell’Italia. L’attrazione insomma c’è, le basi pure ed entrambe le parti sono vogliose di rilanciarsi. Il Milan vuole infatti ritornare ai fasti di un tempo, dopo anni di risultati poco più che modesti, mentre l’allenatore pugliese ha intenzione di riscattarsi dopo la pessima stagione passata al Chelsea e il successivo esonero.

Sarei quindi favorevole anche all’arrivo di Conte sulla panchina del diavolo. Certo, mi dispiacerebbe moltissimo per Gattuso, che non merita un esonero, considerando quanto fatto la scorsa stagione e quanto sta vivendo in questo periodo con una società che non si è capito mai bene di chi fosse e che navigava a vista. Di conseguenza, se Ringhio dovesse essere confermato come allenatore del Milan, sarei comunque contento, ma se, nel caso il posto fosse lasciato a Conte, sarei comunque positivo. L’ex Juve porterebbe infatti esperienza, fame (una caratteristica che le squadre di Antonio hanno sempre avuto), pedigree che, magari, potrebbe convincere alcuni big dati in partenza a rimanere.

La situazione è comunque in un divenire continuo e nessuno è sicuro di nulla, di conseguenza non ci resta che restare a vedere, azione in cui nell’ultimo periodo ci siamo specializzati. Una buona notizia è però arrivata: infatti il Tas di Losanna ha ribaltato la sentenza dell’UEFA che ci aveva estromessi dall’Europa League. Il Milan potrà, quindi, giocare tranquillamente in Europa anche se gli verranno comunque attribuite delle sanzioni per il mancato rispetto di alcuni parametri. Decisivo, ai fini della sentenza del Tas, pare essere stato il cambio di proprietà della società avvenuto proprio in questi ultimi giorni. Sembra quindi che Singer qualcosa di buono lo abbia già fatto. E se le scelte di Leonardo e Conte si rivelassero anch’esse vincenti?

Ai posteri rossoneri l’ardua sentenza!

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.