trumpiL’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti è stata un fatto “quasi” inaspettato ed in questo articolo mi diletterò a trovare analogie e differenze tra il Milan ed il tycoon statunitense. Niente di pretenzioso si intende, quanto piuttosto una riflessione che mostra quanto la politica possa essere applicata al mondo del pallone. D’altronde il nostro presidente Silvio Berlusconi, durante le sue campagne elettorali, ha usato spesso espressioni provenienti dal mondo sportivo come, ad esempio, “la mia discesa in campo” “dobbiamo giocarcela fino alla fine” etc.

Ritornando al nostro tema principale, la vittoria ottenuta da Trump ha colto di sorpresa i più, a maggior ragione se ripensiamo alla sua discesa in campo un anno fa. Chi se lo sarebbe aspettato? Quanti avrebbero scommesso su di lui all’esordio? Alzi la mano chi ad inizio stagione avrebbe scommesso che il Milan, dopo dodici giornate, potesse occupare la terza posizione in classifica a quota 25 punti?

Trump, personaggio sul quale e sulle cui idee si possono aprire mille dibattiti, ha portato in campo qualcosa di nuovo (specie negli USA) e questo è innegabile. Piaccia o non piaccia, ha saputo introdurre nuove idee, nuove tendenze, nuovi costumi ed ha saputo ascoltare frange della popolazione inascoltate ed inespresse finora. Montella, pur avendo un carattere molto diverso rispetto al nuovo presidente USA, è stato in grado anch’egli di portare al Milan molte novità, basti pensare al lancio di molti giovani o alla rivalutazione di giocatori fino ad oggi incapaci di esprimere il loro potenziale (perlomeno in maglia rossonera). Esempi ne sono Suso, Paletta e Locatelli.

Trump, dopo proclami e sparate in campagna elettorale, si trova ora a dover governare lo stato più importante sulla Terra e d’ora in poi dovrà mettere in pratica quanto annunciato. Anche i nuovi proprietari cinesi del Milan si sono spesi in importanti promesse assicurando che riporteranno la squadra rossonera ai primi posti nel mondo nel giro di poco tempo. Tra qualche settimana Donald si insedierà alla casa Bianca, mentre la Sino-Europe Sports diverrà a tutti gli effetti proprietaria del diavolo, di conseguenza si passerà dalla poesia della “campagna elettorale” alla prosa dell’“amministrazione”.

Lo slogan di Trump è stato “Make America Great Again”, noi ci auguriamo che la nostra nuova proprietà si impegni per mantenere una promessa che è ben più di un auspicio: “Make Milan Great Again”.

Zuma

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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