Il niangcampionato del Milan è finito in un preciso momento e con un preciso rumore: crash. La data è individuabile nel giorno dell’incidente di Niang. Era la notte tra il 27 e il 28 febbraio, quando la macchina del giocatore andò a sbattere sulla volontà del destino, con la complicità, pare, dell’asfalto viscido. “Più paura che male” – disse M’baye per tranquillizzare tutti. Poteva andare peggio, si dice sempre in questi casi. La verità è che poteva andare decisamente meglio, per Niang e per il Milan, se quel maledetto incidente non ci fosse mai stato. Lo dicono i fatti. L’ultima partita giocata dall’attaccante francese è coincisa con l’ultima vittoria del Milan in campionato: di misura contro il Torino. Gol a parte, che non erano neanche tanti, Niang garantiva quell’esplosività, quel dinamismo, quella grande forza fisica e quel pressing che nessun altro attaccante rossonero è in grado di garantire (al contrario, ce ne sono alcuni che potrebbero vendere grossi quantitativi di apatia e staticità). Da quando manca Niang, due sconfitte e due pareggi, appena 2 punti in quattro partite, la miseria di due gol segnati e il definitivo addìo al sogno Champions. Non solo, ma anche l’essere risucchiati nel vortice di una crisi, che poche settimane fa sembrava solo un ricordo lontano. Una crisi che, adesso, è diventata la più stringente attualità.

Nils

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I cartoni animati giapponesi hanno condizionato enormemente la mia infanzia e di conseguenza tutta la mia vita. Non solo negativamente.

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