Mihajlovic, Inzaghi e dintorni

 Era partito abbastanza bene Sinisa Mihajlovic. 9 punti conquistati in 5 partite, lo stesso cammino di esordio di Capello, Tabarez e Zaccheroni e perfino meglio di quanto fecero Sacchi, Allegri e Ancelotti nei loro primi passi sulla panchina rossonera. Le due vittorie consecutive con Palermo e Udinese avevano quasi illuso, sebbene arrivate grazie a una innegabile dose di fortuna. Ci ha pensato poi il Genoa di Gasperini a mettere in chiaro le cose, facendoci tornare con i piedi per terra, se non con il muso al tappeto. Come l’anno scorso siamo usciti bastonati dal Marassi, giocando bene solo per 45 minuti, paradossalmente meglio in inferiorità numerica. Ancora un’espulsione di un centrale difensivo (i nuovi arrivati non sembrano poi i fenomeni che dovevano essere), ancora una partita con la rete violata, e c’è da dire che stiamo subendo gli stessi gol che prendeva la squadra di Inzaghi, non uno di meno. Prima di farci prendere dalla rassegnazione, affidiamo a Mihajlovic ancora qualche speranza. Qualcuna magari la affidiamo anche a Jeremy Menez, che ancora non abbiamo visto all’opera in questo scorcio di stagione. E perchè no, anche a Niang, pure lui fuori per infortunio. Augurandoci che non sarà il Napoli, fra pochi giorni, a mettere una bella pietra tombale sopra ogni ambizione di alta classifica. 

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Nils

Seguo spesso l'istinto. Ai tempi delle scuole elementari decisi di tifare Milan. Nell'autunno 2013 mi venne l'idea di creare questo sito (online dal primo gennaio 2014). A volte scrivo cose senza senso, perciò non prendetemi troppo sul serio.

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