Il Milan come il Catania… manca l’amalgama

 Il momento è delicato, inutile negarlo. Le attese estive per una stagione da protagonisti stanno via via crollando lasciando sul terreno macerie di delusioni e recriminazioni.

Cercando di andare oltre quelli che sono i commenti a caldo del post partita, mi sento di ribadire alcune idee nelle quali credo fermamente.

Le società di calcio, non solo perché sono delle S.p.A, sono delle aziende e non differiscono nei loro meccanismi di funzionamento da altre organizzazioni similari. In un’azienda, i risultati economici (fatturato, vendite, utili, ecc.) nascono dall’organizzazione e dalla programmazione. La linea di produzione non si impianta da sola, e anche quando è impiantata devi avere chi sappia farla funzionare. Poi c’è il magazzino, la prevendita, la vendita e l’assistenza post vendita. C’è il marketing, la comunicazione, gli acquisti. Un’organizzazione, insomma, dove ognuno deve saper fare il suo mestiere. Tutto questo nasce se a monte c’è qualcuno che decide, che da le direttive, che comanda. Il management, per dirla all’inglese, chi indirizza le risorse finanziarie, decide le strategie, vede il futuro, pianifica.

Al Milan c’è qualcuno che fa tutto questo? La risposta è una sola: no.

Attualmente, al Milan si gestisce l’ordinario, la giornata, la sopravvivenza. Domani? E’ un altro giorno, si vedràSiamo, a mesi di distanza, ancora nel bel mezzo di una transizione di quote societarie la cui fine non si intravede. Peccato però che a questa transizione venga legato indissolubilmente il futuro sportivo dell’A.C. Milan. E il futuro vuol dire investimenti, strategie, scelte di fondo, norme di comportamento, quell’allenatore o questo, questi giocatori o altri, San Siro o il Portello. E così via. Nessuno, in questo momento, è in grado di decidere cosa sarà e cosa farà l’A.C. Milan nei prossimi due-tre anni.

Nessuno è in grado di decidere perché non ne ha le facoltà, perché non può, perché non sa che deve decidere, perché non ha con chi confrontarsi. Perchè non sa su cosa può decidere e fino a che punto. E perciò aspetta, perché altro non può fare. Perché in questo momento, al di là delle dichiarazioni di facciata, l’A.C. Milan è un’azienda sportiva senza un vertice, senza un capo. Un’azienda che non ha un capo non fa molta strada. Vivacchia e basta, sopravvive.

In ogni settore se ti fermi rimani indietro, perché gli altri non aspettano, si muovono e arrivano prima. E tu perdi terreno in continuazione perchè non sei più competitivo. Vale per il calcio come per la telefonia mobile. Per poter gestire al meglio una società di calcio, ma non solo di calcio, ci devi stare dalla mattina alla sera, non puoi andarci il venerdì all’ora di pranzo e pretendere di trovare tutto in ordine. Perché nel frattempo, in tua assenza, nessuno avrà fatto qualcosa salvo di fare il comodo suo. Perché “nessuno gli ha detto cosa deve fare”, perciò, nell’incertezza “non ha fatto” per paura di sbagliare.

E’ inutile, quindi, prendersela con l’allenatore e con “la mancanza di affiatamento”.

Si rischia solo di fare la figura di quel famoso Presidente di una società siciliana il quale, ad un giornalista che gli faceva notare che alla sua squadra “mancava l’amalgama”, candidamente rispose: “amalgama? E che problema c’è? Ditemi quanto costa che lo compro”.

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