bryantkobeIl 13 aprile 2016 rimarrà una data indelebile per tutti gli appassionati di basket. Quel giorno si è ritirato infatti uno dei migliori giocatori di basket di sempre: Kobe Bryant. C’è chi si chiede se sia stato più forte Kobe Bryant o Michael Jordan; è un po’ come confrontare Maradona e Pelè nel calcio, una risposta unanime non la si troverà mai. Fatto sta che nella sua carriera il fenomeno gialloviola (il colore della maglia dei Los Angeles Lakers) ha vinto cinque titoli NBA con la franchigia californiana, due ori alle olimpiadi con la nazionale Usa oltre a svariati riconoscimenti come Mvp della regular season, dei play off, delle finali etc. Bryant è il terzo cestista più prolifico della storia della NBA, alle spalle di leggende come Abdul-Jabbar e Karl Malone.
Nonostante i suoi successi negli Usa, Kobe è però molto legato anche all’Italia avendo vissuto nel nostro paese tra i 6 e i 13 anni, al seguito del padre, cestista professionista che ha militato in numerose squadre italiane. Da bambino il Black Mamba (suo soprannome), oltre ad innamorarsi della pallacanestro, si è appassionato anche del Milan, un amore a prima vista che l’ha accompagnato, poi, per tutta la sua vita. Kobe non ha mai nascosto questo sentimento per il Diavolo ribadendolo in più interviste, fino ad essere ospite dei rossoneri nel 2013 quando visitò Milanello. Allora fu omaggiato della maglia del Milan con il suo numero preferito, il 24. Un regalo molto gradito al fenomeno gialloviola, tanto che nel proprio armadietto nello spogliatoio dello Staples Center di Los Angeles Kobe ha tenuto per anni la maglia e la sciarpa del Milan.
La società rossonera, per omaggiare questo straordinario campione, ha postato sul proprio profilo twitter un apposito post nel giorno dell’ultima partita della carriera di Kobe. Poche parole dal grande significato “Heroes come and go, but legends are forever” che tradotto fa “Gli eroi vanno e vengono, ma le leggende sono per sempre”. Il Milan ha fatto la storia del calcio e Bryant ha fatto la storia della pallacanestro, protagonisti di sport differenti ma innamorati uno dell’altro.
Al Milan, oggi come oggi, servirebbero campioni come Kobe, giocatori dotati di tecnica, classe, carisma, carattere e, soprattutto, amore verso la maglia!

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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