Il miliardario che vince sempre (e non si muove mai a caso)

 Cinico businessman, spietato finanziere d’assalto, abile investitore, avvoltoio, uomo senza scrupoli, generoso benefattore. Di definizioni ne ha avute diverse, mister Paul Elliott Singer, il creatore del colosso statunitense US Elliot management Corporation, il nuovo soggetto entrato in gioco nell’affair Closing Milan. Definizioni controverse, contraddittorie, ambigue, insomma una persona non facilmente decifrabile, ma di sicuro un vincente, pragmaticamente parlando, di soldi ovviamente. Uno che ha 2,6 miliardi di dollari di patrimonio e un’azienda valutata in borsa per oltre 30 miliardi di dollari. Uno che sa scegliere sempre il momento giusto per muoversi. Anche nell’affare che vede coinvolto il Milan, Singer è entrato nel momento più importante, quello decisivo, come un ago, con la silenziosità di una macchina da cucire di precisione. Agevolato forse dal cognome che porta.

Cosa è successo in questa operazione? Il fondo Elliott presta dei soldi a Yonghong Li, fra i 150 e i 200 milioni di euro. Il cittadino di Hong Kong è tenuto a restituirglieli. Se ciò non dovesse accadere, ci sarebbe poco da scherzare con questo americano nato nel 1944.

Nel mondo degli affari, quelli grossi, Paul Singer ha la fama di duro, di un vincitore seriale, che nel tempo ha affinato la propria strategia sfruttando al meglio la grande abilità legale che lo contraddistingue (non a caso ha studiato Giurisprudenza ad Harvard) e l’estrema sagacia di investitore: lo abbiamo visto spesso comprare debiti di grosse entità in crisi nel momento in cui sono superscontati per poi rivenderli, ricavandoci un considerevole profitto. Oppure intraprendere battaglie in tribunale per ottenerne il rimborso. Vincendo praticamente sempre e facendo vittime illustri, grosse come interi stati, perchè spesso in tribunale ci ha mandato proprio loro: Perù, Congo, Argentina. Paul Singer, aiutaci a capire cosa dobbiamo provare nei tuoi confronti. Paura? Ammirazione? Disgusto?

Nils

Non possiedo preziosi monili, non colleziono vinili e non difendo diritti civili. Seguo spesso l'istinto. Ai tempi delle scuole elementari decisi di tifare Milan. Nell'autunno 2013 mi venne l'idea di creare questo sito (online dal primo gennaio 2014). Considero normale, anzi indispensabile, un certo livello di faziosità, specialmente quando si parla di calcio, l'importante (per me, tu fai pure quello che vvvuoi) è non esagerare con la dose. Notate bene: a volte scrivo cose senza senso, perciò non prendetemi troppo sul serio.

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