bertolacciIl 29 giugno dello scorso anno il nuovo Milan targato Mihajlovic piazzò il primo colpo di mercato acquistando dalla Roma Andrea per una cifra intorno ai 20 milioni di euro. Un investimento importante, ma che avrebbe dovuto garantire ai rossoneri un centrocampista moderno con caratteristiche particolari come dinamicità, inserimenti senza palla, interdizione etc. La scorsa stagione sappiamo poi tutti come è andata a finire per la squadra, ma possiamo tranquillamente affermare che quella di Bertolacci è andata anche peggio.

Il centrocampista romano ha totalizzato 27 presenze in campionato (considerando anche l’ingresso dalla panchina a match in corso) realizzando una sola rete, ma, cosa più grave, non è risultato quasi mai decisivo e concreto. Eppure la stagione precedente nel Genoa, alla corte di Gasperini, era sceso in campo per 34 volte segnando 6 goal, oltre ad essere spesso uno dei migliori della partita.

Dopo una stagione di evanescenza e mediocrità tutti si aspettavano il grande rilancio quest’anno, tanto che Montella ha deciso di inserirlo subito alla prima contro il Torino dandogli quella fiducia che forse aveva perso. Andrea è entrato al 73esimo, salvo poi uscire 6 minuti dopo per una lesione muscolare alla coscia sinistra. Si è capito subito che l’infortunio non era cosa da poco ma, forse, un po’ tutti, si aspettavano che Bertolacci sarebbe rientrato nel giro di qualche settimana. I giorni sono passati e, da quel “lontano” 22 agosto, si è arrivati oramai ad ottobre, ma del centrocampista ex Grifone non si conosce ancora con esattezza il tempo del recupero.

Quando rientrerà Andrea? E, soprattutto, come rientrerà? Che impatto avrà sul centrocampo rossonero? Sono tutte domande che i tifosi milanisti si pongono pur senza trovare una risposta. Bertolacci, ora come ora, più che “mister 20 milioni” è un “mister who” perché di lui si sono perse le tracce. Desaparecido!

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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