Confesso che scrivere sul passaggio di proprietà del Milan è per me penoso quanto assistere a una partita di serie B: il campionato cadetto non ha mai acceso il mio interesse, neanche quando giocano le squadre del mio territorio (dalla nascita soffro di carenza di campanilismo). Sarà che sono di vedute ristrette, sarà perchè di economia e finanza ci capisco poco, non ho la più pallida idea di cosa sia un pegno calcolato nè la due diligence di qualunque cosa, fino a poco tempo fa ignoravo il significato di funding, figuriamoci quello di crowdfunding. Il solo fatto che qualcuno possa comprare un debito mi inquieta, insomma è un ambito che non mi appassiona e in cui faccio fatica a districarmi. Infatti il mio stato d’animo attuale non è nè di ansia, nè di vibrante curiosità nè di crescente eccitazione. Piuttosto mi sento un pò inquieto e alquanto spazientito, l’attesa del compimento del closing assomiglia un pò all’attesa che sia riparato il guasto elettrico nel mio quartiere. Un guasto che, in questo caso, dura ormai da anni. Voglio che torni la luce, ma di quel che fanno i tecnici e gli elettricisti non ci capisco granchè. Eppure avverto l’importanza del momento, mi rendo conto che la società è arrivata ad un punto di svolta non indifferente, ma da tifoso non posso che attendere gli eventi, sperando nel meglio o nel meno peggio. Da anni siamo andati avanti con le candele, al punto che ci siamo pure abituati alla penombra. Certo che se dovesse tornare l’energia elettrica sarà un gran bel piacere, che magari, gradualmente, potrà sfociare in qualche giorno di gioia incontenibile. Forse potremo finalmente accendere la tv e guardare una vera partita del Milan. Non vederlo solo nei sogni… e negli incubi.

Nils

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Seguo spesso l'istinto.
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