E’ vero, negli anni passati siamo stati abituati all’acquisto di grandi giocatori, i vari Nesta, Rui Costa, Seedorf, Ronaldinho, Ibrahimovic, tutti campioni già affermati , oppure alle scoperte, quasi dal nulla, di gente del calibro di Pirlo, Kaka e Thiago Silva. Negli ultimi anni però, vuoi le ristrettezze economiche, vuoi la perdita di dirigenti e osservatori importanti come, ad esempio, Braida e Leonardo, il mercato del Milan si è trasformato sempre in più in una compravendita di giocatori a parametro zero, di campioni oramai sul viale del tramonto della loro carriera e di atleti discreti ma nulla di più.

Anche questa estate a Milanello è arrivato un gruppo di nuovi volti formato da sconosciuti (Gomez e Vangioni) o di piccola caratura (Pasalic, Fernandez, Sosa e Lapadula). A gennaio si sono aggiunti poi il veterano Storari e le due giovani promesse in cerca di rilancio Deulofeu e Ocampos. Ad inizio settembre sembrava fosse stata una campagna acquisti disastrosa, considerando che la formazione utilizzata da Montella era formata tutta da giocatori dell’anno precedente (eccezion fatta per Suso e Paletta che rientravano dai rispettivi prestiti ma erano pur sempre già rossoneri).

Poi, con il passare delle settimane, Pasalic, recuperata la piena forma fisica, ha guadagnato sempre più la fiducia del mister diventando titolare e venendo addirittura definito “prototipo del centrocampista moderno”. Lapadula, arrivato malconcio dalla scorsa stagione, ha saputo sfruttare i “bassi” di Bacca tanto da essere spesso chiamato in causa, segnando anche gol decisivi in alcune partite. Sosa, dopo le prime opache prestazioni, è successivamente salito in cattedra e, nell’ultimo periodo, è spesso risultato uno dei migliori in campo, risultando determinante per alcune vittorie rossonere. Vangioni da oggetto totalmente sconosciuto (arrivato anch’egli infortunato dall’Argentina) è passato ad essere titolare, anche a causa dei numerosi infortuni/squalifiche che hanno colpito il reparto difensivo rossonero. Tutti pensavano fosse un “brocco”, invece ha dimostrato di poter giocare in serie A, certo non è l’uomo in grado di fare la differenza, ma come rincalzo va più che bene. Mati Fernandez è stato anch’egli tormentato dagli infortuni e non ha avuto la possibilità di dimostrare il suo potenziale anche se sabato con il Genoa qualcosa si è visto. Gol compreso.

Aspettando di dare un giudizio a Gomez, non aggiungiamo nient’altro sugli ultimi due arrivi di gennaio. Deulofeu è in grado di cambiare una partita, lo ha dimostrato più volte, e anche Ocampos sembra essersi integrato bene negli schemi di Montella. Con il senno di poi la campagna acquisti di quest’anno non è stata così male come molti pensavano, considerando anche le risicate risorse economiche a disposizione.

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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