Calcisticamente parlando, da milanista e da tifoso degli azzurri, ho vissuto questi ultimi mesi con un crescendo progressivo di noia, come raramente mi era accaduto in passato.  Noia che nel caso della nazionale è già sfociata nello sconforto (per il Milan invece riesco ancora a reggere, perchè dal giorno dell’infortunio di Conti mi sono convinto che una nube carica di sfiga ci stia seguendo come un’ombra. E mi dico: coraggio, passerà). Nel caso della nazionale, dicevo, una spiacevole rassegnazione ha preso il sopravvento, consolidandosi il giorno della disfatta con la Spagna di Isco e trovando successivamente solo tristi conferme. Purtroppo.

Giocatori che solo pochi mesi fa sembravano dei fenomeni, giocano ora partite così anonime che quasi non credi ai tuoi occhi. Mettici poi l’ostinata convinzione di poter giocare con un modulo assurdo o la continua ed eccessiva alternanza di giocatori e sistemi di gioco, in modo tale che non si possa in alcun modo costruire una precisa identità di squadra… e la frittata è fatta.

In questo tourbillon di moduli, uomini e fissazioni, è evidente che sia Montella che Ventura sembrano non capire bene quale sia la strada più breve per arrivare a una soluzione. Tra l’incudine dei risultati e il martello della critica, entrambi riescono solo a produrre facce e smorfie di delusione, sottolineando poi gli invisibili progressi nascosti in una sconfitta per 0-2 piuttosto che in una vittoria super striminzita ottenuta con una squadra che nulla più aveva da chiedere al girone di qualificazione. Eppure, Montella e Ventura non sono ancora spacciati. Uno dei due si salverà: a novembre si giocheranno lo spareggio. Per stabilire definitivamente chi è meno peggio.

Nils

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Seguo spesso l'istinto.
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