Il Derby è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Che Donnarumma non sia tranquillo da un anno a questa parte è sotto gli occhi di tutti, di chi siano le colpe è altrettanto palese ma gli unici che stanno pagando il prezzo sono i tifosi rossoneri e il Milan.

Andiamo con ordine: Gigio esordisce a sedici anni, colleziona record su record e parate incredibili tanto da far innamorare chiunque. È un fenomeno, sembra poter parare tutto; qualsiasi leggerezza o sbavatura viene perdonata perché, oggettivamente, è un ragazzino di talento che gioca in una squadra di scarsi ben retribuiti. Poi, nell’Estate 2017 ovvero l’Estate degli inganni, qualcosa si rompe. La telenovela è così patetica che potrebbe facilmente sostituire Segreto nel palinsesto di Rete4. Il 99 rossonero si trasforma da Gigio a Donnarumma. Passata la bufera, della faccenda si possono trarre 3 conclusioni:

  1. Donnarumma guadagnerà 6 milioni di euro + 1 di tassa al fratello (prelevato dalla Serie B greca).

  2. Donnarumma non è in grado di poter prendere decisioni in totale autonomia. A 18 anni (giudichi il lettore se sono troppi o troppo pochi) è totalmente succube di uno spietato agente e di una famiglia che, pare, guardi più al fine che ai mezzi.

  3. Donnarumma, nonostante tutto, è un talento che ha pochissimi eguali.

Cominciata la stagione 17/18, però, il punto 3 viene meno: gli errori e le indecisioni iniziano a superare i miracoli mentre prese di posizioni riguardo al procuratore dalla lingua velenosa latitano. Il tutto si conclude con la finale di Roma contro la Juventus dove Donnarumma si esibisce in una serie di papere allucinanti. La stagione in corso, tuttavia, sembrava dover dare serenità a tutti, in particolare al 99: la società ricuce i rapporti con Raiola, gli viene affiancato un nuovo preparatore e un portiere di esperienza per aiutarlo a gestire situazioni e pressioni. Ma la solfa non cambia: i punti deboli non migliorano mai (qualcuno ha mai visto Donnarumma uscire in presa alta?) e l’uscita palla al piede lo mette in difficoltà: gli errori iniziano a farsi sempre più pesanti dato che sono sempre meno bilanciati da miracoli e parate decisive.

Il derby, come detto, ha scatenato l’ira dei tifosi e subito giornalisti e opinionisti a difendere il portiere: “bisogna dargli tempo, non bisogna giudicarlo per i 6 milioni, l’acquisto di Reina lo ha reso insicuro” sono le frasi più gettonate. Ora, al netto di qualsiasi valutazione tecnica sportiva di competenza del management rossonero, mi dico: per quanto tempo ancora dovremo sentire questi discorsi?

Ragioniamo:

  • BISOGNA DARGLI TEMPO: Donnarumma è titolare da 3 stagioni pur avendo 19 anni. Posso immaginare che, essendo un fenomeno, gli errori diminuiscano col tempo, non viceversa.

  • I 6 MILIONI NON SCENDONO IN CAMPO: a questa obiezione affidiamoci al principio di non contraddizione, una base del ragionamento logico. Esso afferma che una cosa non può essere A e non A nello stesso tempo; nel nostro caso: Donnarumma non può essere un campione (e prendere dunque 6 milioni come i top player) e nello stesso tempo un non campione (e prendere comunque 6 milioni). Quindi, o il 99 con i suoi rappresentanti decide, per togliersi pressioni, di rivedere i suoi emolumenti oppure inizi a convivere col tritacarne mediatico che deriva dalle sue scelte.

  • REINA DISTRAE DONNARUMMA: ma veramente si può pensare che un portiere di 36 anni venuto apertamente a fare il secondo possa tramare ai danni di un ragazzino?

Giunti a questo punto, tiriamo una bella riga e iniziamo ad essere oggettivi. Donnarumma è un talento e ha grandi potenzialità; purtroppo chi gli sta intorno, il suo carattere e la prigione dorata del suo contratto non lo aiutano. Perché allora non metterlo in panchina e cercare di recuperarlo? Abbiamo un secondo portiere di livello per far cosa? Alla storia che la panchina lo distruggerebbe emotivamente non ci credo e, soprattutto, me ne interessa ben poco. In un sistema calcio in cui le bandiere non esistono e i giocatori inseguono i contratti, perché i tifosi devono fare i romantici con gli atleti? Che siano, piuttosto, romantici verso la propria squadra che, in questo momento, da Donnarumma non è sicuramente avvantaggiata. Lasciate “sfogare” i tifosi che sono quelli che mantengono il teatrino del calcio: loro pagano per vedere giocare a calcio, non per fare gli psicologi dei calciatori.

Gabri Shaka

Gabriele, 26 anni, milanista da due generazioni. Filosofo e neuroscienziato, amo il Milan dal '97, il primo anno che ho iniziato la raccolta dell'album Panini. I ricordi più belli sono il pallonetto di Inzaghi contro l'Ajax e le lacrime di gioia dopo la vittoria di Manchester. Amante dei numeri 10 ormai scomparsi, pugnalato al cuore quando da Rui Costa e Seedorf si è passati a Honda.