Inizia col botto la fase ad eliminazione diretta dei Mondiali. La Francia passa ai quarti dopo un sonoro ed appassionante 4 a 3 sull’Argentina dell’inguardabile Sanpaoli, certificandone il fallimento tecnico e tattico. Il tatuatissimo C.T. della Seleccion, infatti, si gioca il passaggio ai quarti rinunciando ad un attaccante puro e schierando Messi nella posizione del falso nueve, dove ormai anche i sassi conoscono i suoi movimenti. La Francia ribatte con il classico 4-3-3 piuttosto fluido nel quale Giroud fa il pivot e Griezmann e Mbappè arretrano spesso allargandosi. Inizio tutto transalpino. Dopo la traversa di Griezmann al minuto 9 è lo stesso attaccante dell’Atletico Madrid a realizzare al minuto 12 il penalty assegnato per fallo di Rojo sullo scatenato e imprendibile Mbappè che parte dalla sua area di rigore manco fosse un Frecciarossa. In particolare la linea difensiva albiceleste sembra in difficoltà ad assorbire i tagli degli attaccanti francesi non scappando con il tempo giusto all’indietro sulla palla scoperta. Al minuto 18 è ancora Mbappè a sfuggire a Tagliafico che lo stende beccandosi un giallo. La punizione tirata da Pogba finisce però alta, come, ancora al minuto 25 quando Griezmann lanciato sfugge sgusciando via, va al tiro ma Armani sventa.

L’Argentina fatica a stare in partita, ma ci sta. Mercado su invito di Perez mette in area al minuto 27, pur senza esito. La Francia ha la fisicità di una squadra africana che abbinata a grande tecnica, consente una ottima gestione della palla. Gli uomini di Deschamp, che guarda caso ha giocato ed allenato in Italia, non disdegnano se serve di mettersi tutti dietro la linea della palla per poi ripartire in velocità. In mezzo la campo il solito inesauribile Kantè radiocomanda il movimento dei compagni. Messi, costantemente raddoppiato, appare piuttosto in ombra. Arretra per aprire spazi nei quali non si infila nessuno, col risultato che l’Argentina centralmente è innocua. I sudamericani provano ad accelerare dopo la mezz’ora. Pavon crossa (minuto 37) pericolosamente davanti a Lloris, ma dov’è il centravanti? Bello scambio sul fronte opposto tra Griezmann e Pavard al minuto 38 con il giovane terzino che la mette in mezzo all’area. La difesa sventa. Stranamente tutte e due le squadre cercano l’uno-due sulle fasce. Il pari argentino per come è messa la partita può avvenire solo casualmente. Infatti al minuto 40, sugli sviluppi di un fallo laterale, Di Maria riceve in posizione centrale ai 25 metri, inspiegabilmente smarcato, prende la mira e piazza un sinistro micidiale che non lascia scampo a Lloris. Sul risultato di 1 a 1 le squadre vanno al riposo.

Alla ripresa entra il romanista Fazio per Rojo. Passano appena due minuti e sugli sviluppi stavolta di un corner, Messi arpiona in area in uscita da una mischia, tira di sinistro e sulla traiettoria ci mette il piede Mercado che spiazza Lloris per il vantaggio albiceleste. La partita ovviamente si accende e spuntano duelli rusticani in ogni parte del campo. Ne fanno le spese Banega e Mascherano. Se c’è da lottare gli argentini non sono secondo a nessuno. Fazio e Armani la stanno per combinare grossa al minuto 55. Uno pensa che la prenda l’altro e per poco Griezmann non ne approfitta.

Ma la Francia ha anche idee oltre al fisico perciò accade che in successione Hernandez sfondi due volte a sinistra : la prima, al minuto 56 crossa profondo, la palla arriva dalla parte opposta dell’area dove Pavard di destro esterno la piazza con precisione alle spalle di Armani, la seconda al minuto 63, quando la stessa scena si ripete stavolta a vantaggio di Mbappè che aggancia attorniato da difensori che inutilmente cerca no di limitarlo e sotto misura di sinistro beffa Armani che poteva fare molto meglio. Da notare l’assenza di contromisure sul terzino francese. Sanpaoli mette Aguero al posto di Perez, sbilancia la squadra nel tentativo di rimontare e si apre al micidiale palleggio dei francesi che negli spazi vanno a nozze.

Minuto 67: quattro passaggi, Kantè-Griezmann-Matuidi-Giroud che finalizza per l’accorrente Mbappè che fulmina Armani con un rasoterra imparabile per il 4 a 2. Sanpaoli evidentemente non ha visionato la partita con l’Australia, se lo avesse fatto avrebbe visto che l’unica arma contro la superiorità tecnica francese era una presenza massiccia in mezzo al campo. La Francia potrebbe andare ancora a rete ma al minuto 73 spreca un invitante 3 contro 2 con l’Argentina, che si agita come un tonno nella rete, che inevitabilmente è sbilanciata in avanti. Sanpaoli completa il suo fallimento ignorando Higuain e Dybala e mettendo in campo tale Meza al minuto 80, che appena entrato tira debolmente. Gli ultimi ad arrendersi sono Di Maria, Messi (tira di destro al minuto 84 dopo azione personale) ed Aguero (che prima impegna la difesa al minuto 85 e poi segna di testa su cross dello stesso Messi al minuto 92 ridando speranze al tifo argentino). Fioccano le ammonizioni nel convulso finale.

Deschamp concede a Mbappè la standing ovation al minuto 88. Ultimi sussulti d’orgoglio della Seleccion che non hanno effetto. Vincono le bleu 4 a 3. Risultato giusto. Le difficoltà evidenziate dall’Argentina nel girone eliminatorio erano reali. Squadra troppo elementare, fondata sul principio “palla a Messi e poi si vede”. Icardi lasciato a casa a prendere il sole. Higuain e Dybala ignorati. Aguero inserito per disperazione. Forse Sanpaoli pensa di vincere le partite in un altro modo. Se è così, dovrà spiegarlo.

Francia fisicamente africana e tecnicamente sudamericana. Se hanno spazio, sono devastanti. Bene Mbappè, Pavard, Hernandez. Kantè inesauribile. Idee ed organizzazione fanno della squadra di Deschamp una candidata seria alla vittoria finale.

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.