italia.vecchia.bandieraAssegnata anche la Champions, aspettiamo, da appassionati del pallone, l’inizio dei campionati Europei. L’Italia ci sarà, e questa è già di per sé una notizia. Non è un gran momento per il nostro calcio, che arranca tra difficoltà economiche (pochi soldi) ma soprattutto organizzative (poche idee e ben confuse, mancanza di coraggio e conseguentemente di decisioni). Si punta a mantenere lo status quo, in attesa di tempi migliori. Nel frattempo, i Cinesi si stanno prendendo le Milanesi dopo che gli Americani si sono presi la Roma. Ennesimo segnale di decadenza: quando sei costretto a vendere i gioielli di famiglia vuol dire che la crisi è grave. Trovo assurdo che non vi sia un gruppo industriale disposto a rilevare la proprietà dell’una o dell’altra. O magari ci sarebbe anche, ma ha valutato che non conviene. In tutto ciò, i nostri Azzurri (o meglio quelli che sono rimasti…) stanno per partire per Oltralpe.

Conte ha dovuto fare buon viso a cattiva sorte. Ha perso per strada i suoi migliori elementi (Verratti e Marchisio). Ha preso atto che il più forte attaccante Italiano (Balotelli) è inaffidabile e fuori come un balcone (di forma e di testa). Ha fatto la conta dei fedelissimi ai quali avrà detto “chi si astiene dalla lotta…”. Come David Crockett a Fort Alamo si affida alla difesa ben sapendo di non poter sostenere lo scontro in campo aperto contro nazionali meglio messe di noi sotto l’aspetto squisitamente tecnico. Quella che si appresta ad esordire a Montpellier è una delle nazionali peggiori che l’Italia abbia mai schierato, figlia di un campionato impoverito tecnicamente, di una Federazione che spreca il suo tempo a parlare, soprattutto al telefono ma che non si cura di incidere in alcun modo sul movimento in generale (le riforne dei campionati che fine hanno fatto?), di un ambiente periodicamente scosso da scandali vari ma con un unico denominatore, le scommesse. Una squadra di bravi ragazzi, intendiamoci, ma di gente che sappia dare del tu al pallone non se ne vede tanta. Il Mister, atteso dal 1° luglio dalle sterline di Abramovich, ci ha messo del suo con scelte controverse delle quali si assume (ovviamente) la responsabilità. Un italianissimo 3-5-2, mentre molte altre squadre schierano almeno un 4-4-2.

In porta Buffon. In difesa, il Bello, (Bonucci), il Buono, (Barzagli) e il Cattivo, (Chiellini), punteranno sugli automatismi mandati a memoria di un reparto che prende gol ogni morte di Papa per spuntare le velleità degli attacchi avversari. Davanti verosimilmente conteranno sull’ esperienza del nocchiero De Rossi, fiero comandante sulla tolda della nave a reggere il timone. Alla fanteria leggera (Giaccherini e Florenzi) sarà affidato l’onere di provare la nostra esistenza : correre e rincorrere, marcare, inserirsi, tirare. Sugli esterni un’ala vera (Candreva) e un difensore (Darmian) per dare sostegno alla manovra e provare ad aprire le difese. Davanti, Baggio e Vialli….no, scusate Vieri e Inzaghi… nemmeno… allora Totti e Toni? … macchè… ecco, sì… Pellè ed Eder. Che il Dio del calcio ci aiuti. Dovremo correre sempre a cento all’ora, essere feroci e cattivi, non sbagliare pressochè mai se vogliamo sperare di andare avanti il più possibile. Pressing e abnegazione. Conteranno condizione atletica, facilità di recupero tra un match e l’altro, nervi saldi, oculata gestione del poco potenziale che abbiamo. Poi magari, come spesso è accaduto, partire a luci spente potrebbe rivelarsi un vantaggio, perché la storia ci insegna che tutte le volte che siamo andati come favoriti abbiamo preso sonore legnate. Di certo, nessuno vorrà confrontarsi con noi. Per ora Ventura può attendere e vorrei tanto sapere cosa gli passa per la testa. Manca poco al fischio di inizio e, nonostante tutto, forza Italia. E non è un Partito.

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio
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