vangioniPremessa: giudicare dopo soli quattro match è sbagliato, però qualche indicazione la si trae inevitabilmente. Essere un direttore sportivo è un qualcosa che mi ha sempre affascinato, essere l’uomo che “fa il mercato” di una società è uno dei miei sogni. Così, riflettendo sugli ultimi acquisti rossoneri, mi sono sovvenuti parecchi dubbi e tanti punti di domanda popolano la mia mente. Di seguito le mie riflessioni:

  • Perché comprare (seppur a parametro zero) Vangioni quando in casa abbiamo uno come Calabria che sta ben figurando (vedi partita con la Samp)? Dopotutto, se l’esterno argentino è arrivato per la prima volta in Europa a 29 anni, significa che non è l’uomo capace di fare la differenza, ossia ciò di cui ha bisogno questo Milan.

  • Perché comprare Sosa, Mati Fernandez etc quando in casa abbiamo uno come Locatelli? Per i due centrocampisti sudamericani vale lo stesso discorso fatto per Vangioni.

  • Perché comprare Pasalic, promettente si ma troppo condizionato dagli infortuni, quando fino a qualche mese fa avevamo Saponara? E perché non dare qualche possibilità in più anche a J. Mauri invece che spedirlo in prestito ad Empoli?

  • Perché mettere sotto contratto Boateng lo scorso gennaio quando in casa avevamo Suso (per fortuna quest’anno richiamato alla base)?

Questi sono gli esempi più lampanti di questi ultimi mesi in cui, a mio avviso, i (pochi) soldi sono stati spesi male. Perché acquistare una serie di giocatori discreti che, inevitabilmente, rubano spazio ai giovani promettenti del nostro vivaio o comunque a quelli acquistati ancora in età verde? Si dice perché quest’ultimi non abbiano esperienza, temperamento, carattere e via discorrendo, ma abbiamo in casa l’esempio di Donnarumma. A nemmeno 17 anni si è preso la porta di uno dei migliori (si dai, definiamoci ancora così) club al mondo, per di più nel ruolo potenzialmente più problematico. E’ vero, non tutti hanno la classe ed il talento di Gigione, ma qualche possibilità in più a loro andrebbe data. Perlomeno avremmo risparmiato decine di milioni di euro da indirizzare verso uno o due giocatori capaci di farci fare il salto di qualità. Io la vedo così!

Zuma

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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