patoL’amore di un tifoso verso i propri idoli è qualcosa che va oltre l’immaginazione. Per loro si gioisce, si festeggia e talvolta si soffre come se ciò che accade a loro, riguardasse anche noi in prima persona. Ci sono giocatori estremamente odiati ed altri ugualmente idolatrati. Poi ci sono quei giocatori che invece è impossibile non amare, qualsiasi sia la propria fede (calcistica). E siamo pronti a scommettere che Pato è uno di questi.

Alexandre Rodrigues Da Silva nasce il 12 settembre 1989 a Pato Branco, in Brasile, nello Stato del Paranà. Si capiva fin dalla tenera età che coi piedi ci sapeva fare, perchè prendeva a calci qualsiasi cosa e sempre con un certo criterio. “Esse menino està danado demais” diceva il padre, in poche parole affermava che il piccolo avesse davvero l’argento vivo addosso. Era scalmanato, impossibile da contenere anzi, quasi impossibile. L’unica soluzione era lasciare che desse libero sfogo alla voglia frenetica di “tirare calci” a qualsiasi cosa, così all’età di 4 anni venne iscritto ad una scuola di calcetto per ragazzi. A 7 anni inizia a giocare al calcio vero e proprio, iscrivendosi nella squadra della sua città. Qualche anno più tardi, precisamente nel 2001, Alexandre, che non era ancora “Pato”, affronta il momento più difficile della sua vita, quando gli viene diagnosticato un tumore osseo al braccio. Il mondo sembra crollargli addosso. I genitori di Pato non navigavano nell’oro e, avendo anche altri due figli maggiori da mantenere, non potevano permettersi l’operazione chirurgica, quindi l’unica soluzione sembrava essere mettersi in lista d’attesa per essere operato in un ospedale pubblico. Apparve allora una figura che si rivelerà poi centrale per il piccolo brasiliano, il dottor Mussi, chirurgo che si offrì di eseguire l’operazione in modo praticamente gratuito, probabilmente salvando al nativo di Pato Branco la carriera e non solo. Le voci riguardanti le gesta in campo del ragazzo iniziavano a moltiplicarsi. Così, nel 2002, bussa a casa Da Silva l’Internacional di Porto Alegre, offrendo al piccolo talento la possibilità di affrontare un provino. Provino superato, figuriamoci. Biglietto di sola andata per Porto Alegre, dove il paranaense diventa “Gaùcho” per adozione (gli abitanti di Porto Alegre sono soprannominati appunto “Gaùchos”). Nella capitale dello stato di Rio Grande do Sul, gli amici iniziano a chiamarlo “Pato”, che in portoghese significa “papero”, proprio perchè il ragazzino proveniva da Pato Branco. Nel 2006 il presidente dell’Internacional affermava che nelle giovanili del club nascondevano un gioiello, e da lì a poco Alexandre avrebbe dimostrato di poter esser considerato tale. L’esordio nella Serie A brasiliana è datato 26 novembre 2006, contro il Palmeiras. Entra in campo, passano due minuti, gol. A fine partita il bottino di Pato registrava un gol e 2 assist, niente male per un diciassettenne all’esordio. Convince tutti il papero, soprattutto l’allenatore Abel Braga, che decide di preservarlo per il Mondiale per Club che la squadra brasiliana avrebbe dovuto affrontare dal 10 al 17 dicembre 2006 in Giappone. 13 dicembre, maglia numero 11 e prima partita da titolare, l’avversario è l’Al Alhy. Ovviamente entra nel tabellino dei marcatori, segnando il primo gol della partita. Il mondiale si concluse con la vittoria del titolo da parte dei “colorados” che, contro ogni pronostico, sconfissero il Barcellona in finale. Stranamente Pato in finale non segnò, ed era una vera e propria notizia.

I maggiori club europeri inziano a puntare gli occhi sul fuoriclasse brasiliano. Si vedeva lontano un miglio che possedeva le stigmate del campione. Inizia una specie di asta per aggiudicarselo, le protagoniste sono Real Madrid, Milan, Chelsea ed Inter. Per una cifra intorno a 22 milioni di Euro è proprio il club all’epoca di Via Turati ad acquistare il giocatore, anche grazie al lavoro di Leonardo. Rimaneva un solo problema, per motivi burocratici Pato non poteva essere tesserato fino al diciottesimo compleanno.

Si allena a Milanello il papero, in attesa dei 18 anni e dell’esordio in maglia rossonera. Nel frattempo sia in allenamento che durante le amichevoli inizia a farsi conoscere, impressionando e non poco. La prima partita uffciale è datata 13 gennaio 2008, a San Siro contro il Napoli. Gol all’esordio, tanto per cambiare, e vittoria per 5-2. “Come d’incanto Pato” dirà di lui un noto giornalista rossonero vedendolo giocare. Sempre nel 2008, precisamente il 18 settembre, il papero realizza il suo primo gol europeo, contro lo Zurigo in Coppa Uefa, mentre per il primo gol in Champions League dovrà attendere il 21 ottobre 2009 quando, al Santiago Bernabèu, segna una doppietta decisiva grazie alla quale il Milan riesce a sbancare lo stadio madrileno.

Gioca, segna e convince sempre di più il papero rossonero. Sembra dover esplodere da un momento all’altro. Nella stagione 2009/10 iniziano però i primi problemi, sopratutto i primi infortuni. Tuttavia i cattivi presagi vengono cancellati quando, il 2 aprile 2011, segna 2 gol nel derby contro l’Inter, ipotecando lo scudetto rossonero conquistato poi il 7 maggio a Roma. Tifosi in estasi e Pato sempre più idolo. Sembra esploso definitivamente, ma proprio in quel momento inizia la sua inesorabile parabola discendente. Le presenze in campo diminuiscono, quelle in infermeria aumentano. Dal 2010 al 2012 si registrano 14 infortuni di cui 11 muscolari. Sicuramente qualcosa non funziona, ma nessuno riesce ad individuare la soluzione. Soprattutto il vero papero sembra sparito ed inziano a circolare numerose voci riguardo la vita extracalcistica del giocatore. La pazienza dei tifosi, dopo averlo visto quasi per 2 anni in infermeria, sembra raggiungere il limite.

Tutti capiscono che forse l’avventura in rossonero è giunta al capolinea, soprattutto lo intuisce Galliani. Gennaio 2012, il PSG, consigliato da Leonardo, vuole portare Pato a Parigi. L’operazione sembra andare in porto, 28 milioni più 7 di bonus nelle casse rossonere, anche il giocatore sembra convinto della destinazione. Un’operazione che definire “opera d’arte” probabimente è riduttivo, anche perchè Galliani, coi soldi ricavati dalla cessione, aveva già bloccato Tevez. Colpo di scena. Barbara Berlusconi, all’epoca legata sentimentalmente al giocatore verdeoro, si oppone alla cessione. Pato rimane a Milanello e Galliani è costretto a dire addio a Tevez. Ciò si rivelerà uno dei più gravi errori degli ultimi anni riguardo al calciomercato milanista.

L’addio tuttavia è solamente rimandato infatti, circa un anno dopo, Alexandre viene venduto al Corinthians per 15 milioni. Dopo 150 partite e 63 gol, Pato saluta il Milan, questa volta per davvero. Si sperava potesse rinascere in terra brasiliana, invece la carriera del papero, fino ad oggi, è proseguita come si era conclusa in Italia. Non riesce ad entrare nel cuore dei tifosi del “Timao” a differenza di quanto fatto nei primi anni coi tifosi rossoneri e, in seguito ad orrende prestazioni, è costretto all’ennessimo cambio di maglia. Viene ceduto in prestito al San Paolo, dove sembra adattarsi meglio, senza però mai stupire. Il rapporto col Corinthians, squadra detentrice del cartellino del giocatore, sembra logorarsi sempre più, fino alle dichiarazioni di pochi giorni fa del presidente della squadra brasiliana, che ha apertamente dichiarato di essersi addirittura pentito di averlo acquistato e di pregare per riuscire a cederlo.

Così Pato, da predestinato, si è trasformato in un giocatore finora incompiuto, un talento cristallino che si è perso dopo un avvio di carriera che prometteva tutt’altro destino. L’amore di un tifoso verso i propri idoli è qualcosa che va oltre l’immaginazione, ma nessun fan del brasiliano poteva immaginare un’involuzione tale. Dicevano che sarebbe diventato il nuovo Ronaldo. Dicevano, appunto.

Alberto T.

Alberto T.

Nato il 15/05/1994, studente universitario e residente a Voghera (PV).
Ritengo che non ci sia niente di meglio che raccontare del buon calcio (forse solo giocarlo). Forza Milan!
Alberto.trovamala94@libero.it
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