collageTRKeisuke Honda, Michael Essien, Stephan El Shaarawy, Alessandro Matri, Robinho. Cinque nomi, un universo di delusioni intorno a loro. I primi due, chiamati a salvare la nave dall’affondamento, si sono rivelati due pesanti zavorre che l’affondamento lo hanno solo accelerato. E se nel finale di stagione il Milan ha provato almeno a salvare un pò di dignità, vincendo una serie di partite consecutive, non è certo stato merito loro.

Il giapponese, venuto dalla Russia, non ha mai trovato il suo giusto posto in campo e allora è andato ad accomodarsi in panchina, dove in effetti una posizione adeguata è riuscito a trovarla.

Essien, dopo una brillante carriera in Inghilterra, doveva portare esperienza e qualità in un centrocampo in crisi, ma fin da subito è stato chiaro che non era più quello di una volta. Anche lui ha trovato posto in panchina.

Il terzo della lista, chi l’ha visto? Sempre infortunato, il suo ritorno sempre rimandato, proprio nell’anno dei mondiali. Quando è tornato a disposizione il campionato era già alla fine. Treno perso, Stephan. Purtroppo il prossimo ripassa fra quattro anni.

Alessandro Matri, invece, doveva essere un pupillo di Allegri, e ad Allegri lo accomuna la triste fine. Pochissimi gol, poche presenze, a gennaio è passato alla Fiorentina, dove qualcosa in più è riuscito a raggranellare, ma niente che facesse ricordare il suo brillante passato cagliaritano.

Che dire di Robson de Souza, meglio noto come Robinho? Ormai da qualche tempo ci siamo abituati ai suoi standard palesemente al di sotto della sufficienza, ma adesso è arrivato il momento di dire basta. O al Santos o altrove, da qualche parte Robinho se ne deve andare. Via da Milanello.

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I cartoni animati giapponesi hanno condizionato enormemente la mia infanzia e di conseguenza tutta la mia vita. Non solo negativamente.

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