Nelle mie convinzioni calcistiche credo che nessun giocatore sia insostituibile in qualsiasi squadra, ma reputo che l’assenza, anche solo di un elemento della formazione tipo, possa minare o comunque destabilizzare l’intero sistema di gioco che si è costruito durante l’anno. Ciò a maggior ragione se si ha a disposizione una squadra limitata tecnicamente e con pochi uomini in grado di fare la differenza. Questa premessa per introdurre la mia riflessione riguardo l’assenza di Bonaventura in questo Milan e le conseguenze che ne sono scaturite. Jack, purtroppo, si è infortunato seriamente lo scorso 29 di gennaio nella sconfitta del Milan a Udine, rimontato dopo essere passato in vantaggio proprio grazie alla rete del centrocampista ex Atalanta.

Il girone di ritorno dei rossoneri non è stato all’altezza delle aspettative che si erano create dopo un’andata in cui la squadra di Montella si era superata piazzandosi stabilmente in zona Champions. I motivi di questo calo così evidente? Ce ne possono essere molti, un modo di giocare ormai capito alla perfezione dalle altre squadre, una preparazione più mirata alla prima parte di campionato (come spesso succede con le squadre dell’aeroplanino), gli infortuni, la poca qualità della rosa … Personalmente trovo però che l’infortunio di Jack abbia privato la squadra del suo leader “calmo” e del giocatore più completo, un elemento capace di eseguire molto bene sia la fase difensiva che quella offensiva. Un giocatore abile nella copertura come nella spinta, abile nell’uno contro uno, nel creare buone trame di gioco e nel trovarsi pronto e reattivo in zona gol.

Fuori Bonaventura il Milan ha faticato, seppur siano arrivati Deulofeu ed Ocampos. Il primo si è fatto comunque apprezzare, anche se rimane un tipo di giocatore differente da Jack, mentre il secondo ha fatto si qualcosa di buono, ma è impossibile confrontarlo con il centrocampista marchigiano. Probabilmente con il numero 5 in campo avremmo qualche punto in più in classifica. Se giocassiamo a carte avremmo perso il nostro Jolly, pardon, il nostro Jack!

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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