Mentre il Milan attende la decisione della Adjucatory Chamber dell’Uefa, costringendo i tifosi a studiare diritto sportivo dopo i vari master in economia e finanza, il calciomercato ha già visto esplodere i primi colpi. Juve, Inter e Napoli hanno già messo a segno alcuni acquisti ma è la Roma a fare da padrona in questo momento.

La società capitolina sta continuando la rivoluzione per la quale è stato chiamato il Diesse Monchi, accolto in Italia come un maestro dello scouting dopo l’esperienza di Siviglia. “Poca spesa ma tanta resa” era il biglietto da visita dello spagnolo che però al primo anno, a mio avviso, ha steccato. È vero che un progetto tecnico non va giudicato in un anno (vedi Mirabelli) ma è altrettanto vero che dopo un anno è possibile trarre alcune conclusioni.

La stagione della Roma, al netto dello storico exploit col Barcellona, è stata fallimentare: praticamente subito fuori dalla lotta scudetto, fuori dalla Coppa Italia col Torino e umiliata, come spesso le accade, in Europa.

Eppure, Monchi non ha speso poco: 40 milioni per Schick mai decisivo (con attenuanti), 20 per il panchinaro Defrel, 13 per la promessa Under (che ha fatto intravedere qualcosa di buono), 5 per Gonalons, 10 per un ottimo Pellegrini e qualche manciata di milioni in difesa per Kolarov (miglior acquisto) e tali Karsdorp e Hector Moreno.

A livello di cessioni Monchi, anche per esigenze di fair play, non si è posto molte remore: Salah (inaspettata e forse unica la sua stagione a Liverpool), Paredes, Rudiger, Szczęsny più altri comprimari hanno lasciato Trigoria; non nomi da poco.

In queste ultime settimane Monchi ha ripreso l’opera: a centrocampo ha preso la promessa croata Ante Coric per 6 milioni e la nostra vecchia conoscenza Cristante per 15 più bonus, in difesa lo svincolato Marcano dal Porto.

Concesso che dell’esistenza di Marcano ne sono venuto a sapere quando è stato accostato al Milan e dunque non posso esprimermi, sugli altri due nutro qualche dubbio. Molto probabilmente la Roma dovrà/vorrà cedere Strootman o Naingollann (il cui rendimento quest’anno è stato al livello delle sue dirette Instagram) e deve fare i conti con un De Rossi acciaccato e chilometrato: sono questi giovani dalle belle speranze il ricambio giusto ad uno dei centrocampi più forti d’Italia? Un ragazzino croato mai uscito da Zagabria (con tutto il carattere ballerino dei croati annesso) e un Cristante redivivo grazie a Gasperini?

Sono giovani, hanno potenziale, ma sono anche scommesse; soprattutto Cristante che ha steccato ovunque se escludiamo la parentesi bergamasca. Fossi un tifoso della Roma non sarei tanto contento. La Roma cosa vuole essere? Una squadra che vince o quella che le “manca uno per fare trentuno”? Le premesse sembrano condurre alla seconda opzione, sperando ogni tanto di balzare agli onori della cronaca grazie a rimonte storiche.

Forse mi sbaglio, forse questa ricostruzione è quella definitiva dopo i tentativi di Sabatini. Forse è Pallotta che appena si alza l’asticella rimescola le carte. O forse sono io che spero che il calcio italiano torni ai lustri di un tempo, in cui si compravano anche campioni e non solo speranze e scommesse. Certo è che se il Milan facesse quello che sta facendo la Roma sarei incazzato. Cinesi avvisati, mezzi salvati!

Gabri Shaka

Gabriele, 26 anni, milanista da due generazioni. Filosofo e neuroscienziato, amo il Milan dal '97, il primo anno che ho iniziato la raccolta dell'album Panini. I ricordi più belli sono il pallonetto di Inzaghi contro l'Ajax e le lacrime di gioia dopo la vittoria di Manchester. Amante dei numeri 10 ormai scomparsi, pugnalato al cuore quando da Rui Costa e Seedorf si è passati a Honda.

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