Bella doveva essere e bella è stata. Appassionante doveva essere e appassionante è stata. Finisce 3 a 3 a Sochi, in Crimea, tra Portogallo e Spagna, una partita che da sola vale almeno un quarto di finale di un Mondiale. C’è curiosità per vedere se e come la grottesca vicenda che ha portato alla sostituzione del selezionatore iberico Lopetegui con Hierro abbia o meno avuto risvolti sull’equilibrio della formazione spagnola. Ebbene, a giudicare da questa partita dovremo dire, nessuno, perché Hierro, col buon senso del padre di famiglia, non incide ancora sul tessuto della squadra a sua disposizione. Ma aspettiamo a giudicare.

Lo stadio è gremito e il risuonare degli inni nazionali aumenta la malinconia per noi assenti. Di fronte la Spagna, squadra che ha influenzato il modo di giocare mondiale negli ultimi 10 anni (due titoli europei e uno mondiale) e gli attuali campioni d’Europa in carica del Portogallo, che sebbene inferiori tecnicamente, hanno la fortuna di poter schierare tra le loro fila il miglior calciatore del sistema solare. Per noi poveri mortali la magra soddisfazione di un arbitro alla direzione della partita, il ben noto, ahimè, Rocchi, nonché una nitrita presenza in sala VAR.

I sistemi di gioco di partenza che le squadre adottano sono molto fluidi perché a questo livello è impensabile poter imporre rigidi dettami tattici. Il Portogallo è subito aggressivo e il risultato è il vantaggio ottenuto da Cristiano Ronaldo che si conquista e realizza calcio di rigore (minuto 2) costringendo Nacho ad un fallo netto quanto ingenuo all’ingresso dell’area di rigore. La Spagna accusa il colpo e fatica a ricomporsi. David Silva spara alto al minuto 10 su ponte di Diego Costa e poi gli Iberici conquistano primo angolo al minuto 12. Il Portogallo attende ordinato. Guerreiro si mette in evidenza tra i Lusitani, propositivo e vivace sull’out sinistro. La partita sale di tono e Busquets si prende il primo giallo al minuto 17. Sempre David Silva è pericoloso su sfondamento dell’eterno Iniesta al minuto 20 mentre sul rovesciamento di fronte è Gonzalo Guedes a sciupare il raddoppio su assist di Ronaldo (minuto 21).

La Spagna è famosa per il suo gioco ossessivo, ragionato ed avvolgente basato sul possesso della palla. Ma il calcio, come tutti sappiamo, è gioco imprevedibile e fatto dai singoli. Perciò, il pari arriva, inaspettato, su un lungo lancio dalle retrovie: Diego Costa va all’uno contro tutti con la difesa Portoghese e ci mette tecnica, fisico e tigna (e forse anche un gomito un po’ alto su Pepe) battendo Rui Patricio dal limite dell’area. 1 a 1. La partita adesso è vibrante e Bruno Fernandes si becca un gallo al minuto 26. La Spagna attacca, il Portogallo si difende tranquillo e cerca la ripartenza affidandosi alla classe immensa del suo fromboliere. La Spagna insiste e Iniesta è pericoloso al minuto 34, mentre Busquets la mette fuori su angolo al minuto 38.  Nessuno vuole sprecare un pallone.

In avanti il Portogallo lascia Guedes al fianco di Cristiano Ronaldo, gli altri coperti su due linee a rintuzzare il predominio spagnolo nel possesso palla. Isco, che si muove lungo tutto il fronte dell’attacco, impegna Rui Patricio al minuto 42. L’incontro è in equilibrio, sebbene con una certa predominanza spagnola nel possesso palla. Però il calcio è fatto di episodi e al minuto 44 succede quello che non ti aspetti. E cioè che Cristiano Ronaldo dal limite dell’area faccia partire un tiro apparentemente innocuo, benché violento, che invece De Gea non trattiene mandando il Portogallo ancora avanti allo scadere del primo tempo, 2 a 1.

Ripresa. La Spagna furiosa in avanti alla caccia del pari sebbene con un possesso di palla non produttivo. Isco si muove con intelligenza da par suo, cercando di mettere in difficoltà la difesa Portoghese. L’importanza dei calci da fermo nel football attuale è testimoniata dal pari della Spagna al minuto 54: Busquets fa la sponda di testa e Diego Costa la mette dentro sotto misura. L’inerzia della partita sembra ora spostarsi verso la sponda Spagnola: al minuto 57 c’è un’azione insistita Isco-Iniesta sulla sinistra e sulla respinta della difesa lusitana Nacho azzecca un tiro fantastico di esterno destro che con la complicità del palo non lascia scampo a Rui Patricio! 3 a 2 Spagna.

Dopo un’ora abbondante di gioco, parte la girandola delle sostituzioni da una parte e dall’altra. Ancora Diego Costa, incontenibile, al minuto 70, tira di poco fuori dopo un prolungato fraseggio e cross di Jordi Alba. Il Portogallo però non molla mentre la Spagna non rinuncia al suo possesso palla. Per la gioia dei tifosi rossoneri entra André Silva al minuto 80 per rimpiazzare Gonzalo Guedes. Il tiki taka Spagnolo sembra però poter mandare a vuoto il pressing Portoghese. Aspar, subentrato a Diego Costa tra fuori al minuto 81. Invece quando tutto sembra scritto, ecco che torna alla ribalta il miglior calciatore del momento. Al minuto 87, infatti, il Portogallo che si è gettato in avanti alla ricerca del meritato pari, ha la possibilità di battere una punizione dai venticinque metri. Sebbene De Gea piazzi la barriera come meglio non possa fare, la battuta di Cristiano Ronaldo non gli lascia scampo per il 3 a 3 definitivo.

Finalmente il Mondiale recupera quei livelli di rendimento che gli spettatori si attendono. Spagna meglio complessivamente, ma il Portogallo ha la fortuna e il merito di poter schierare il Puntero per eccellenza. E quando hai in squadra uno così tutto può sempre accadere. Marocco e Iran si rassegnino. Andranno avanti Spagna e Portogallo. Per incontrarsi ancora, chissà, più avanti. In finale?

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.