La  frase è: “Senza i soldi non si vince, con i soldi non è detto che si vinca”. E’ una di quelle massime che si può applicare al mondo del calcio e che trova, quasi sempre, una reale evidenza empirica.

Di eccezioni alla regola ce ne sono poche, negli ultimi anni penso che solo il Leicester di Ranieri sia riuscito a sconfessare questa regola andando a vincere la Premier League dopo aver sconfitto squadre come i due Manchester, Arsenal, Chelsea, Liverpool dal budget decisamente maggiore. Negli altri casi, se non hai i soldi per acquistare e mantenere determinati giocatori, è davvero difficile che tu riesca a vincere. Certo, potrai ben figurare, ottenere buoni piazzamenti, ma la vittoria andrà sempre a qualche altra società.

La seconda parte della massima è altrettanto chiara e la storia ha ampiamente validato quanto sostenuto. Troviamo un bell’esempio nella prima Inter targata Moratti che, nonostante grandi investimenti e ottimi giocatori, non è riuscita a vincere nulla per anni, dovendosi accontentare sempre di piazzamenti, ma nulla di più. Altro caso l’Arsenal di Wenger che, nonostante i grandi investimenti dell’ultimo decennio, è dal 2004 che non vince (eccezion fatta per Community Shield e FA Cup) la Premier o qualche titolo europeo importante.

Da qualche anno il Milan si fermava già alla prima parte della sentenza, di conseguenza la vittoria sarebbe solo stata un qualcosa di miracoloso. Ora, con l’avvento della nuova proprietà e della nuova dirigenza, i soldi li abbiamo e con essi la possibilità, come poi Fassone e Mirabelli hanno fatto e stanno facendo, di operare in mondo importante sia sul mercato che in altri ambiti.

I giocatori, l’allenatore e la società dovranno quindi essere abili a non fallire in modo da non far avverare la seconda parte della massima che è comunque un monito da prendere in serie considerazione. Bisogna quindi essere orgogliosi di quanto fatto, consci del grande potenziale ma, soprattutto… “testa bassa e lavorare”.

Zuma

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Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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